Marketing Digitale: dalle competenze alle professioni.
Ovvero come gli Alumni dell’Università di Siena collegano studenti e mondo del lavoro

di Stefania Santoro

Io ne ho viste cose che non potreste immaginare.

Professori universitari mettere concretamente in contatto Università e aziende. E manager di multinazionali impegnarsi per far crescere i futuri talenti, non solo i futuri guadagni.

E ho visto giovani universitari illuminarsi nel cercare la propria strada e darsi degli obiettivi concreti.

E tutti questi momenti non si dissolveranno come lacrime nella pioggia.

È tempo…di agire

Liberamente (e malamente) tratta dall’ultima scena del film Blade Runner di Ridley Scott (1982), nonché la più saccheggiata del cinema di Fantascienza.

La Fantascienza è una cosa seria si sa, ma l’incontro a cui ho avuto il privilegio di partecipare lo scorso 12 maggio non è fantascienza. È accaduto davvero.

L’Associazione Alumni dell’Università degli Studi di Siena ha organizzato un incontro tra gli studenti e alcuni fortunati lavoratori per parlare di Digital Marketing. L’obiettivo era quello di aiutare i ragazzi a fare chiarezza sulle nuove professioni del Digital Marketing, attraverso esperienze dirette

.

Cinzia Angeli, Presidente dell’Associazione Alumni, ovvero gli ex studenti dell’Università di Siena ha lanciato l’iniziativa. Il Prof. Lorenzo Zanni, docente di Marketing presso il Dipartimento di Studi Aziendali e Giuridici, ha moderato gli interventi di:

  • Daniele Bruttini: Co-founder and Manaing Director di Quomi, start up innovativa nel mondo food
  • Stefania Santoro (ovvero chi scrive): Digital Marketing Manager per Trony DPS Group e autrice del blog GenerazioneIn.
  • Andrea Tinè: Co-founder and Social Advertising Manager di BlackMount, start up che aiuta le aziende a far crescere il proprio business sui social network (Instagram in primis)
  • Prof. Patrizia Marti: Delegata del Rettore e Responsabile Scientifico del Santa Chiara FabLab.

Un’agenda ricca di spunti

Con Daniele Bruttini e Andrea Tinè i giovani universitari hanno compreso che non serve essere Mark Zuckerberg per realizzare un progetto di start up innovativa di successo.

Con me hanno visto le competenze digitali ricercate da multinazionali, start up o piccole e medie imprese.

Infine con Patrizia Marti hanno capito cos’è un FabLab, cosa vuol dire dare letteralmente forma a un progetto e lavorare in remoto con docenti e studenti di ogni parte del globo.

In generale si è parlato dell’importanza dei numeri, della capacità di sporcarsi le mani fin da subito con il digitale, delle reti di relazioni e della gestione degli insuccessi.

La giornata si è conclusa con un tour del Santa Chiara Fab Lab e un aperitivo per favorire il networking.

Ma, al di là della cronaca della giornata, quello che rimarrà di questo incontro è il bisogno di mettere a confronto gli studenti con il mondo del lavoro, i professori con i professionisti e sì, anche professionisti con gli studenti.

E allora, ecco 3 cose che non ti aspetti dell’Università italiana, delle multinazionali e del mondo del lavoro.

3 cose che non ti aspetti dell’Università italiana, delle multinazionali e del mondo del lavoro

  1. I professori universitari non sono tutti e solo lezioni, esami e code infinite fuori dai loro uffici. Esistono professori come Lorenzo Zanni che quotidianamente e concretamente fanno quello che per l’Università Italiana sembra essere solo un accessorio: preparare i ragazzi al mondo del lavoro. Zanni porta le aziende in aula, rende possibile per i ragazzi sperimentare percorsi di studi all’estero, li mette in contatto con le aziende per i primi stage, si ingegna per trovare nuovi metodi didatti che diano loro degli strumenti, non solo dei concetti.
  2. Le multinazionali investono in nuovi talenti. Se Procter&Gamble si lascia guidare da un manager come Cinzia Angeli, non è solo perché Cinzia ha l’energia per trascinare un bisonte in salita su una strada di montagna. Ma è perché ha bisogno di menti ancora incontaminate da far crescere all’interno.
  3. I giovani sanno quello che vogliono. Ok, non tutti e ok, potrebbero cambiare idea con il tempo, scontrandosi con la realtà. Ma hanno le idee molto più chiare sul loro futuro di quanto pensiamo e di quanto non fosse per noi della generazione precedente. Sia durante i nostri interventi, sia poi nel corso dell’aperitivo, dove i timori di esporsi a tutta la platea svaniscono, fanno domande su come approcciare le aziende in modo efficace, come presentarsi al meglio e quali stage li avvicinano di più ai loro obiettivi.

Insomma, incontri come quello avvenuto il 12 maggio 2017 fanno crollare tutti i luoghi comuni sull’Università in decadenza, sui professori frustrati e sui giovani senza futuro. E sono molto felice di aver contribuito a erodere un pezzetto di queste convinzioni.

Ci vediamo al prossimo incontro degli Alumni.

#GrowwithUS

Stefania Santoro

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