Lectio Magistralis : La sostenibilità della crescita globale

Grazie. È per me un grande onore essere qui con voi oggi per questo Graduation Day. È un gran­de onore e anche un grande piacere ritornare nella mia Alma Mater, dove ho completato i miei studi alla Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie nell’ormai lontano 1977, quasi quarant’anni fa.

Il tema che ho scelto per la mia presentazione è però un tema che non è certo passato di moda negli ultimi quarant’anni. Il conflitto potenziale tra crescita economica e sostenibilità era già oggetto di accese discussioni quarant’anni fa come lo è oggi, sia in Italia che all’estero. Il tema ha diversi risvolti e non intendo certo coprirli tutti in questa mia presentazione. Non intendo, per esempio, coprire un tema che è, comunque, di grande importanza nel lungo periodo, quello della pressione che la crescita della produzione mondiale sta avendo sulle risorse del nostro pianeta e quindi sulla sostenibilità ecologica, a partire dalla questione del riscaldamento globale, tema importantissimo, ma in cui non mi considero certo un esperto.

Vorrei invece concentrarmi sul tema della sostenibilità economica e affrontare, in particolare, la seguente domanda: esistono delle fonti di vulnerabilità nel processo di crescita dell’economia mondiale che ha cratterizzato gli ultimi decenni tali da rendere questo processo economicamen­te non sostenibile? O, in altri termini: riuscirà’ l’economia mondiale a continuare a crescere senza generare tensioni tali da portare a nuove crisi? Credo che diversi aspetti nel processo di crescita dell’economia mondiale negli ultimi decenni comportino un elevato rischio di insostenibilità. La crisi del 2008-09, che, come sapete, è stata la più grave dagli anni ’30, potrebbe quindi non esse­re un evento isolato ma potrebbe ripetersi con una certa frequenza, anche se non necessariamen­te in una forma così intensa.

Per capire l’origine del problema, occorre innanzitutto rivisitare le cause sottostanti la crisi econo­mica e finanziaria che ha colpito l’economia mondiale nel 2008 e nel 2009.

Al di là delle motivazioni immediate della crisi—i problemi nel sub-prime market americano, ossia dei prestiti concessi alla leggera per finanziare l’acquisto di case—esistono a mio giudizio due ragioni di fondo della crisi, ragioni in parte tra loro correlate.

La prima è la tendenza a una crescita più rapida del settore finanziario rispetto all’economia reale che è emersa negli ultimi decenni. Diversi studi illustrano questa crescita negli Stati Uniti. La quo­ta dei servizi finanziari nel Pil statunitense è cresciuta dal 2,8 percento nel 1950 al 4,2 per cento nel 1980 e all’8,3 per cento poco prima della crisi economica globale. Andamenti simili si sono registrati anche per altri indicatori della dimensione del settore finanziario, quali la quota delle retribuzioni degli occupati nel settore finanziario rispetto al totale.

Questa crescita del settore finanziario rispetto alla dimensione dell’economia è proble­matica da diversi punti di vista. Prima di tutto è stato notato, per esempio da studi condotti dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, che fino a un certo punto la crescita del settore finanziario viene accompagnata da una crescita dell’economia. Ma oltre una certa soglia –che viene iden­tificata da Stephen Cecchetti e Enisse Kharroubi in un lavoro del 2012 nel 100 per cento del Pil in termini di debito del settore privato e del 3,9 percento in termini di occupazione nel settore finanziario—una crescita del settore finanziario riduce la crescita della produttività complessiva dell’economia. In un lavoro successivo del 2015 gli stessi autori individuano diversi canali attraver­so cui una crescita eccessiva del settore finanziario danneggia la crescita della produttività. Uno di questi è la tendenza del settore finanziario a finanziare bolle speculative nel settore immobi­liare e, generalmente, a finanziare meno settori ad alta intensità di ricerca e sviluppo, per i quali è meno facile individuare attività che possano essere usate a garanzia dei prestiti. Un altro fattore è l’attrattività, in termini di remunerazione, del settore finanziario che sottrae i migliori cervelli ad altre attività economiche.

Oltre a questo possibile effetto sulla crescita della produttività, c’è anche un altro motivo per cui la crescita del settore finanziario può essere associata a crescenti vulnerabilità La cresci­ta del settore finanziario ne aumenta la complessità e rende difficile la supervisione del sistema finanziario stesso. Questa complessità, e le opache interrelazioni che si erano create tra diversi operatori finanziari, sono state un fattore fondamentale, se non nel causare, almeno nell’ingigan­tire la crisi del 2008-09, crisi partita dal un settore—quello del sub-prime market statunitense— che rispetto all’economia americana, e ancor piu’ mondiale, era piuttosto piccolo. Ma l’incertezza legata alla complessità delle interrelazioni finanziare minava la fiducia nel sistema finanziario nel suo complesso. E un sistema finanziario è necessariamente basato sulla fiducia.

La seconda tendenza di fondo sottostante la crisi del 2008-09, che è in certa misura la contro­parte della crescita del settore finanziario, è il crescente indebitamento delle famiglie in diversi paesi avanzati. Il caso emblematico è ancora una volta rappresentato dalle famiglie america­ne, anche se tendenze simili si sono manifestate in quasi tutti i paesi avanzati, per esempio nel Regno Unito. Un recente libro (House of Debt) di Atif Mian e Amir Sufir documenta come questa tendenza abbia contribuito alla crisi del 2008-09 e alla recessione che l’ha seguita. Il rapporto tra debito e reddito disponibile delle famiglie americane, pari a circa il 100 per cento negli anni ’60 e gli anni ’70 del secolo scorso, era salito al 150 per cento nel 2000 ed era balzato al 215 per cento nei sette anni successivi.

È fondamentale capire che questa tendenza all’indebitamento non è stata casuale, non è stata l’effetto di sviluppi passeggeri, di una esuberanza nel mercato finanziario che non si ripeterà. È invece dovuta in gran parte a un altro fenomeno più profondo, ossia la perdita di potere d’ac­quisto delle famiglie americane—e della maggior parte degli altri paesi avanzati—per effetto dei profondi cambiamenti nella distribuzione del reddito registrati a partire dall’inizio degli anni ‘80. Anche questi cambiamenti nella distribuzione del reddito sono ben documentati. Per esempio, la quota di reddito detenuta dall’uno per cento più ricco della popolazione statunitense che era del 9 per cento nel 1980, è ora intorno al 21 per cento. Da notare che questa quota è persino più ele­vata di quanto fosse all’inizio del secolo scorso. Nel 1910 la quota dell’uno per cento più ricco era di circa il 18 per cento. Nei settant’anni successivi il trend era stato verso una più equilibrata di­stribuzione del reddito. Dal 1980 il trend si è però invertito e, come ho detto, si è più che disfatto quello che si era ottenuto ne settant’anni precedenti il 1980. La controparte di questa tendenza è il graduale restringimento della classe media americana: la percentuale delle famiglie che sono comprese tra il 50 e il 150 per cento del reddito mediano è scesa dal 58 al 46 per cento nel corso degli ultimi quarant’anni.

Questo restringimento della classe media ha però avuto implicazioni importanti per la domanda di beni e servizi che l’economia può generare. Il motivo fondamentale è che, per quanto si sfor­zino, i ricchi non riescono a consumare più di tanto, per cui uno spostamento massiccio della distribuzione del reddito verso questi ultimi causa un indebolimento della domanda aggregata. La soluzione che è stata trovata a questo carenza di domanda aggregata è stata l’adozione di politiche monetarie sempre più espansive o, in altri termini, di tassi di interesse sempre più bassi. Nella scorsa decade, per ovviare a questo problema di carenza di domanda per consumi, la banca centrale americana ha abbassato progressivamente i propri tassi di interesse inducendo le famiglie americane a indebitarsi rapidamente. Il che per un po’ funziona.

Il problema è che questa crescita drogata, non accompagnata da un pari aumento dei redditi delle famiglie, è risultata alla fine insostenibile perché caratterizzata da una fragilità strutturale: l’eccessivo indebitamento delle famiglie americane. Certo, tassi di interesse più bassi comporta­no anche una maggiore capacità di sostenere il debito nel tempo. Ma se i tassi di interesse a un certo punto cominciano a salire, per esempio per evitare pressioni inflazionistiche, la fragilità del sistema si manifesta a pieno e improvvisamente. L’eccessivo indebitamento delle famiglie ameri­cane, e di altri paesi, è quindi un importante fattore dietro la crisi del 2008-09.

 

Prima di proseguire vorrei reiterare un punto. Ho spesso fatto riferimento, per comodità di esposizione all’economia americana, ma tendenze simili, in particolare in termini di cambiamenti nella distribuzione del reddito si sono osservati in tutti i G-7 (con l’eccezione della Francia), come segnalato dall’andamento dei coefficienti di Gini dagli anni ‘80.

 

Quindi, due fattori (la crescita del settore finanziario e la crescita dell’indebitamento delle fami­glie spiegata dai cambiamenti nella distribuzione del reddito) sono fondamentali nello spiegare la crisi del 2008-09. Se questa è la diagnosi, cosa possiamo concludere rispetto alla sostenibilità della crescita economica negli anni futuri? O, in altri termini, in che misura i problemi sottostanti la crisi del 2008-09 sono stati superati?

 

Cominciamo dal sistema finanziario. Dal 2009 diversi accordi a livello internazionale hanno por­tato a importanti cambiamenti nella regolamentazione dei mercati finanziari. Si è, in particolare, richiesto alle banche di rafforzare la propria capitalizzazione in modo da poter meglio assorbire eventuali perdite. Negli Stati Uniti il Dodd-Frank Act del 2010 ha rafforzato i poteri di supervi­sione sul sistema finanziario e la sua trasparenza. In Europa, la creazione di una unione bancaria, con la supervisione delle banche di maggiore dimensione assegnata al Single Supervisory Me­chanism, è stato un importante passo avanti, anche se alcune componenti dell’unione bancaria (in particolare un’assicurazione sui depositi a livello europeo) non sono ancora state introdotte.

Ma restano ancora diversi problemi. I principali sono tre.

 

Il primo, di cui si è ben consapevoli nel dibattito europeo, è la difficoltà di trovare una facile solu­zione al dilemma tra salvare chi ha prestato soldi alle banche, evitando problemi di contagio, ed evitare di premiare comportamenti irresponsabili (quelli di chi presta alle banche senza pensare ai rischi che questo comporta perché tanto se ci sono perdite ci pensa lo stato a coprirle). È il dilemma tra il bail out e il bail in, tanto dibattuto anche in Italia.

Il secondo problema è quello della crescente importanza in diversi paesi del cosiddetto “shadow banking”, cioè di intermediari finanziari che riescono a evitare la più stretta regolamentazione esistente per gli altri intermediari finanziari. Il problema è ben noto. Quando si stringe la regola­mentazione, il sistema finanziario tende a espandersi in forme non regolate. Al momento, nono­stante le discussioni, una parte non irrilevante del sistema finanziario, lo shadow banking appun­to agisce senza un’adeguata supervisione.

Terzo problema: il sistema finanziario, soprattutto quello americano, resta dominato da alcuni grandi gruppi finanziari, anzi, rispetto a dieci anni fa, è diventato ancora più concentrato. Questo crea il problema del “too big to fail”, ossia l’esistenza di istituzioni finanziarie che sono troppo grandi perché le si possa far fallire in caso di problemi, il che crea una propensione eccessiva al rischio da parte di queste istituzioni. Oltre a ciò cresce la concentrazione del potere finanziario. Il dibattito presidenziale negli Stati Uniti è stato caratterizzato quest’anno da un rinnovato interes­se su questo problema, grazie a Bernie Sanders.

Per riassumere, credo si possa concordare con il punto di vista espresso di recente da Neel Ka­shkai, il presidente di una delle componenti del Federal Reserve System, la banca centrale ame­ricana (Kashkai è presidente della Minneapolis Fed) e cioè che “Occorre dire la verità al popola americano sui rischi che ancora fronteggiamo” rispetto al sistema finanziario.

 

Per quanto riguarda la distribuzione del reddito, non ci sono segnali di un cambiamento di tendenza. È da notare che a una maggiore disuguaglianza all’interno dei singoli paesi—sia quelli avanzati che quelli emergenti—ha corrisposto una minore disuguaglianza tra paesi dovuta al fat­to che il reddito medio pro capite in molti paesi emergenti—come la Cina e l’India—è aumentato molto più rapidamente del reddito medio dei paesi avanzati. Questo per ora non ha però ade­guatamente sostenuto la domanda aggregata mondiale perché in alcuni di questi paesi, in parti­colare in Cina (anche per l’assenza di un adeguato livello di protezione sociale fornita dal settore pubblico) la propensione al consumo delle famiglie è rimasta piuttosto bassa.

La mia conclusione è quindi che i problemi di fondo dell’economia mondiale che hanno portato alla crisi del 2008-09 sono ancora in gran parte presenti e potrebbero portare a nuovi episodi di instabilità, magari non nell’immediato, ma nel corso degli anni.

 

Cosa si può fare allora per rendere più sostenibile la crescita economica?

 

Riguardo la riforma del sistema finanziario, credo occorra affrontare con maggiore energia il pro­blema della sua crescita rispetto alla dimensione del resto dell’economia e dell’eccessiva propen­sione al rischio degli operatori finanziari. Il sistema finanziario svolge un ruolo importante nell’e­conomia mondiale ma può essere assimilato a certe industrie che, pur essendo utili, possono causare quelli che potremmo chiamare “danni ambientali”. Un’eccessiva propensione al rischio, soprattutto in un settore che è grande rispetto al resto dell’economia, può causare danni molto gravi al sistema economico, come abbiamo sperimentato nel 2008-09. Gli economisti chiamano questi danni “esternalità” e ci sono fondamentalmente due approcci di politica economica per affrontare queste esternalità.

La prima è la regolamentazione, la seconda è la tassazione.

Non si tratta di strumenti necessariamente alternativi: possono essere combinati. Quello che occorre fare nel caso del sistema finanziario è ridurre ulteriormente i rischi attraverso la regolamentazio­ne, a partire dagli Stati Uniti, soprattutto per affrontare il problema del “too big too fail” e della eccessiva concentrazione di potere finanziario. Ma, a mio giudizio, credo sia anche necessaria una maggiore tassazione del settore finanziario nei principali paesi del mondo.

Il sistema finanziario è sotto tassato. Basti pensare che mentre esistono tasse sul valore aggiunto dei vari settori produttivi (in Italia abbiano l’IVA), i servizi finanziari non sono soggetti a queste tasse. Negli ultimi anni si è molto parlato di tassazione delle transazioni finanziarie anche con lo scopo specifico di ridurre le operazioni a rischio più elevato (si parla talvolta di Tobin tax). Non sono un sostenitore particolare di questa specifica forma di tassazione finanziaria, ma credo che qualcosa debba essere fatto. In proposito, il dipartimento di finanza pubblica del Fondo Moneta­rio Internazionale che ho diretto dal 2008 al 2013 aveva proposta l’introduzione di una Financial Activity Tax, essenzialmente una tassa sulla somma di profitti e stipendi (per lo meno al di sopra di una certa soglia) da applicare al sistema finanziario.

Naturalmente, tasse di questo tipo, vista la mobilità dei capitali, funzionano meglio se coordinate tra diversi paesi. Ma su questo tornerò fra poco.

 

Passiamo al secondo problema strutturale che considero problematico per la stabilità della cre­scita: l’incredibile spostamento della distribuzione del reddito nel corso degli ultimi tre decenni, spostamento che si è intensificato negli ultimi quindici anni in diversi paesi, e che ha causato un aumento nell’indebitamento delle famiglie. Correggere questa tendenza con strumenti di politica economica non è per niente facile. Occorre prima di tutto chiedersi a cosa siano dovuti questi cambiamenti nella distribuzione del reddito. Anche se varie cause possono aver operato—tra cui diversi mutamenti tecnologici—credo che un motivo fondamentale dello spostamento della distribuzione del reddito a favore delle classi più ricche sia dovuto al processo di globalizzazione. Questo processo ha aperto all’economia mondiale paesi ricchi di lavoro e poveri di capitale. Con­seguentemente il rapporto tra lavoro e capitale dell’economia globalizzata è aumentato e non ci si deve stupire se la quota del lavoro nella distribuzione del reddito si sia ridotta progressivamen­te nei paesi avanzati: questa quota è scesa da circa il 70 percento nella media semplice dei G-7 nel 1980 al 60 percento attuale. Oltre a ciò, la disponibilità di una maggiore quantità di lavoro non specializzato a livello mondiale ha causato una dispersione molto più forte anche nei redditi di lavoro. È utile in proposito ricordare la famosa regola morale di Adriano Olivetti secondo cui: “Nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l’ammontare del salario minino.” Basta guardare le attuali remunerazioni degli amministratori delegati per ca­pire come questo regola non sia più applicata.

 

Se i cambiamenti nella distribuzione del reddito sono stati effettivamente determinati dalla globalizzazione, allora risulterà molto più difficile correggerli, a meno di voler porre freno, o addirittura, invertire il processo di globalizzazione. Che ci possa essere una tendenza in questa direzione è reso evidente dal dibattito presidenziale americano con Trump e Sanders—ai due poli opposti dello spettro politico—entrambi molto critici della liberalizzazione del commercio inter­nazionale.

Credo che, pragmaticamente, sia difficile pensare che ci possa essere un’inversione del processo di globalizzazione (a tutti piace comprare elettrodomestici prodotti a basso prezzo dalla Cina, no?). Il che, però, renderà più difficile correggere gli squilibri nella distribuzione del reddito. Natu­ralmente ci si può provare attraverso la tassazione. Il problema qui è l’elevata mobilità non solo del capitale, ma probabilmente anche dei redditi da lavoro più elevati. Quanto più elevata è la mobilità di un fattore produttivo, quanto più difficile è tassarlo. Il che rende difficili gli interven­ti volti alla correzione della distribuzione del reddito se introdotti a livello di singolo stato. E, in effetti, una conseguenza della globalizzazione è proprio l’aumento della mobilità del capitale e la conseguente guerra al ribasso nella tassazione del capitale nei paesi nel mondo.

 

L’unica soluzione è puntare a una maggiore cooperazione a livello internazionale tra le varie giurisdizioni fiscali. Ci sono segni di questa maggiore cooperazione per quanto riguarda la lotta all’evasone e all’elusione fiscale. L’OCSE ha coordinato l’azione dei principali paese in quest’area, ultimamente attraverso la cosiddetta iniziativa BEPS—cioè contro la Base Erosion and Profit Shi­fting, l’erosione delle basi imponibili e lo spostamento dei profitti verso giurisdizioni a tassazione più bassa. Ma si tratta di un terreno ancora in gran parte inesplorato. Si è ancora più indietro nei tentativi di coordinamento delle politiche di tassazione, cioè nel coordinamento delle aliquote di tassazione e delle basi imponibili: anzi, non c’è nessun coordinamento, c’è piuttosto una compe­tizione al ribasso delle aliquote di tassazione sui redditi da capitale, Ma nonostante le difficoltà credo sia necessario continuare su questa strada per cercare di correggere in parte le variazioni che abbiamo osservato nella distribuzione del reddito negli ultimi decenni, variazioni, che, come ho detto, hanno conseguenze significative per la stabilità della crescita di lungo periodo.

Vorrei concludere ricordando un’altra cosa che lo stato può fare per favorire una distribuzione del reddito più equa, in aggiunta ad un’appropriata tassazione. Ho notato che una buona parte dei cambiamenti nella distribuzione del reddito riguardano l’ampliamento dei differenziali nelle retribuzioni del fattore lavoro. Dal punto di vista dell’equità sociale diventa quindi ancora più im­portante che in passato assicurare che esista un’elevata mobilità economica verso l’alto per chi si impegna, indipendentemente dal punto di partenza. L’Italia non eccelle da questo punto di vista: le statistiche dimostrano che le rendite di posizione—il mantenimento dello stato sociale acqui­sito dai genitori—è molto più elevato in Italia che in Francia o in Spagna. Una maggiore mobilità può però essere facilitata dalla fornitura di servizi educativi di elevata qualità a tutti i giovani che sono disposti ad impegnarsi. La disponibilità di una pubblica istruzione a livello scolare ed universitario di elevata qualità resta quindi fondamentale, anzi è ancora più importante che in passato.

Mi sembra appropriato concludere questa mia presentazione oggi, qui a Siena, in quella che è stata e ancora rimane la mia università, ricordando appunto la centralità del nostro sistema edu­cativo per il futuro della nostra economia e della nostra società.

Questa centralità va mantenuta e alimentata. La conoscenza è l’elemento chiave nella competizione in società avanzate e deve essere accessibile a tutti. In ultima analisi, però, starà a voi sfruttare nella vostra vita professionale gli strumenti che vi sono stati forniti nel vostro percorso educativo, evitando facili scorciatoie e ricordando sempre che, alla lunga, è l’impegno che viene premiato.

Grazie e congratulazioni a tutti voi per gli studi che avete completato.

 

Carlo Cottarelli

Direttore esecutivo

Fondo Monetario Internazionale

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CHEMALUX – Master Executive in Management e Comunicazione per l’industria Chimica del Lusso

CHEMALUX
il primo master in Italia che prepara manager specializzati nella produzione e commercializzazione di accessori per i brand del lusso
 

Presentazione 14 gennaio ore 14,00 | Chiusura iscrizioni 31 gennaio 2020


Nei prossimi dieci anni più del 90% delle aziende del lusso investirà in sostenibilità. Per questo il settore B2B necessita di manager con una formazione rigorosa e trasversale, capaci di realizzare in azienda una vera e propria “green trasformation”.

Da tempo l’industria degli accessori per i brand del lusso sta modificando la propria catena produttiva per privilegiare processi chimici e utilizzo di materiali a basso impatto ambientale. Un’esigenza che emerge dallo stesso mercato: i consumatori sono sempre più attenti ai temi e alle problematiche legate all’ambiente e premiano sempre di più il fashion green. Nello specifico, le aziende dell’industria chimico-galvanica che progettano e producono gli accessori per le grandi firme italiane, hanno fatto grandi passi avanti verso l’innovazione e la sostenibilità e necessitano di figure manageriali capaci di realizzare fino in fondo scelte sostenibili. Si tratta di un nuovo modo di gestire le risorse umane, di selezionare le materie prime, di valorizzare i prodotti; per cui si rende necessaria una nuova forma mentis tutta da istruire. Per rispondere a questa esigenza l’Università di Siena, in collaborazione con LEM INDUSTRIES SPA, il più rilevante gruppo europeo nel settore degli accessori e della loro finitura per i brand del lusso, ha dato vita a CHEMALUX, il Master Executive in Management e Comunicazione per l’industria chimica del lusso. Il Master è promosso da due dipartimenti di eccellenza dell’ateneo senese, il Dipartimento di Scienze Sociali, Politiche e Cognitive e il Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia. L’offerta formativa di CHEMALUX fornisce le competenze necessarie ad analizzare gli scenari di mercato, rendere più efficienti i processi produttivi e valorizzare i prodotti puntando sul marketing, sulla comunicazione, sull’innovazione e sulla sostenibilità. Il Master è rivolto ai laureati di qualunque disciplina e a tutti coloro che lavorando nelle aziende B2B dei brand di lusso vogliono migliorare le proprie competenze.

“La didattica di CHEMALUX assicura una formazione completa e integrata – afferma Maurizio Masini, direttore del Master – coniugando le conoscenze sui processi produttivi con le competenze di marketing e comunicazione. Dalla chimica dei materiali alle prospettive del Made in Italy, dal Project management alla Comunicazione digitale: la figura professionale formata da CHEMALUX è trasversale alle diverse funzioni aziendali.
Il Master Executive costituisce sempre di più uno strumento formativo efficace poiché prepara risorse umane di altissimo profilo rispondenti a specifiche esigenze di settore e offre opportunità aziendali prestigiose. In particolare il Master CHEMALUX garantisce lo svolgimento di stage professionalizzanti in aziende del settore del lusso focalizzati sui seguenti sbocchi professionali: Sustainability manager, Innovation manager, Production manager, Product manager e Marketing and communication manager.

“I brand internazionali del lusso e i nuovi orientamenti di mercato richiedono accessori e finiture sempre più in linea con i principi di sostenibilità e qualità totale del prodotto. È perciò fondamentale che i manager di questo settore abbiano una forte attitudine all’innovazione e le conoscenze necessarie per intervenire su tutta la filiera produttiva: ricerca e sviluppo, produzione, distribuzione, acquisti e vendite.” afferma Corso Biagioni – Direttore generale LEM INDUSTRIES SPA.

Inoltre CHEMALUX da l’opportunità ai primi due classificati nella graduatoria finale redatta sulla base dei risultati delle prove intermedie e delle attitudini personali, di essere assunti a tempo determinato per almeno un anno pressi il gruppo LEM INDUSTRIES SPA.
Le iscrizioni a CHEMALUX scadono il 31 gennaio. Bando e iscrizioni sul sito www.masterchemalux.it. È possibile chiedere informazioni e prenotare un colloquio di approfondimento scrivendo a info@masterchemalux.it.
 
Il prossimo evento di presentazione del Master CHEMALUX si terrà martedì 14 gennaio 2020 alle ore 14.00 presso il Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia (Polo Scientifico San Miniato – via Aldo Moro, 2 – 53100 Siena). Al termine della presentazione i docenti e i tutor del Master saranno a disposizione per richieste di informazioni e colloqui di approfondimento
 
SITI
www.masterchemalux.it
www.lemindustriesspa.com

MAPAC -Master in Management del Patrimonio Culturale

Il Dipartimento di Studi Aziendali e Giuridici dell’Università di Siena, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali organizza per l’anno 2020 la prima edizione del Master in Management del Patrimonio Culturale
 
Si tratta di un Master Executive di II livello, organizzato dall’Università di Siena, con la collaborazione del Comune di Siena e di Opera Civita, realtà imprenditoriale specializzata nella valorizzazione dei beni culturali. Esso si caratterizza per la collaborazione tra i partner nello sviluppo del percorso formativo del partecipante, con docenza qualificata, approccio teorico e pratico, rilevante offerta di stage formativi.
Iscrizioni entro il 28 Febbraio 2020

Il Master intende formare operatori del settore culturale particolarmente competenti negli aspetti aziendali e giuridici correlati alla gestione del patrimonio culturale. Le figure professionali di riferimento sono rappresentate dal personale delle istituzioni culturali, dai ruoli amministrativi e manageriali per la gestione e valorizzazione dei beni culturali, dai giuristi e dagli operatori del mercato dell’arte, dai consulenti per il settore della cultura.

Il Master fornisce ai partecipanti elevate competenze tecnico-scientifiche necessarie per gestire professionalmente progetti culturali che spazino dal contesto locale a quello internazionale. Esso ha un approccio interdisciplinare coinvolgendo tre macro-aree formative di riferimento: aziendale, giuridica, archeologica e storico-artistica.

Il Master si rivolge a professionisti nell’ambito del settore culturale e/o dipendenti di istituzioni culturali, nonché a neo-laureati che intendono specializzarsi nella gestione aziendale e giuridica di progetti culturali complessi. Accoglie chi è in possesso di una laurea specialistica e/o magistrale nelle aree economica, giuridica, archeologica o storico-artistica. È aperto anche a coloro che sono in possesso di un titolo di studio europeo o straniero equipollente.

Maggiori informazioni possono essere reperite nel sito istituzionale: www.mapac.unisi.ito inviando una mail a mapac@unisi.it 

 

Borsa di Studio in memoria di Marc Tossou Assiogbon

GRAZIE DI CUORE A TUTTI COLORO CHE HANNO PARTECIPATO AL CROWDFUNDING IN MEMORIA DI MARC!

E’ bello sapere che insieme possiamo fare grandi cose !

Ringraziamo di cuore  tutti coloro che hanno  contribuito con la loro donazione a raggiungere l’obiettivo della raccolta fondi promossa in memoria di Marc Tossou Assiongbon. 174 donazioni, 5,084 euro raccolti, 4,921.08 al netto delle tariffe della piattaforma, che ci permetteranno di ricordare Marc e la sua storia di inclusione ed impegno, attraverso una borsa di studio per una/o studentessa/studente del Togo e una lapide presso il cimitero del Laterino di Siena.

La borsa di studio sarà consegnata in occasione del Graduation Day 2019, in piazza del Campo, alle ore 17,00.

La lapide sarà allestita entro il mese di luglio.

Grazie di cuore

Marc Tossou Assiogbon, nato nel 1994, era arrivato a Siena dal Togo nel 2013 per seguire un corso di Laurea Triennale in Economia e si era subito integrato perfettamente con il resto della comunità multietnica universitaria stringendo molte amicizie e trovando anche l’amore con una ragazza italiana.

Marc aveva terminato tutti gli esami e per sostenersi economicamente aveva già trovato un lavoro. 

Era vicino al giorno della Laurea, quando, nell’agosto 2017, è stato vittima di un brutto incidente in bicicletta, a Siena.

Ha lottato fino a Febbraio 2018, quando è deceduto, a 24 anni, lasciando la famiglia e gli amici distrutti per la sua perdita.

Il comitato accademico del suo corso di Laurea, su richiesta del suo relatore prof. Ghellini, ha riconosciuto il compimento del corso di studi fatto da Marc e ha deciso di concedergli la Laurea postuma:  laurea che è stata consegnata alla famiglia alla presenza di alcuni familiari, degli amici e della fidanzata durante il Graduation Day 2018.

Il Direttivo dell’Associazione USiena Alumni, ha invece deciso di aprire un crowdfunding, ossia una raccolta di fondi dal basso.

Un gesto di intelligenza e azione collettiva per finanziare la lapide che Marc non si è potuto permettere ed una borsa di studio per studentesse e studenti del Togo meritevoli, iscritti all’Università di Siena, come Marc e continuare così a far vivere il suo esempio virtuoso, in suo onore. 

Donate perché fare del bene, fa bene.

Per partecipare al crowdfunding per Marc cliccate QUI 

Troverete su www.alumni.unisi.it la rendicontazione di quanto sarà raccolto, dei criteri per l’assegnazione della borsa di studio e delle spese che saranno sostenute per la lapide.

 

Ospite d’onore Graduation Day 2019: Rosella Postorino

L’ospite d’onore del Graduation Day 2019 sarà Rosella Postorino, vincitrice del premio Campiello 2018. Laureata a Siena, vive a Roma dove lavora come editor per Einaudi StileLibero. Ha pubblicato i romanzi La stanza di sopra (NeriPozza, 2007, Feltrinelli 2018; Premio Rapallo Opera Prima), L’estateche perdemmo Dio (Einaudi, 2009; Premio Benedetto Croce e Premiospeciale Cesare de Lollis), Il corpo docile (Einaudi, 2013;Premio Penne) e Le assaggiatrici (Feltrinelli, 2018; PremioCampiello, Premio Rapallo, Premio Pozzale Luigi Russo, Premio Vigevano LucioMastronardi, Premio Chianti, Premio Wondy e Libro dell’anno per i gruppi dilettura di Fahrenheit Radio Tre). Per Laterza è uscito Il mare insalita (2011) e per Bompiani la pièce teatrale Tu (non) sei iltuo lavoro (Working for Paradise, 2009). Ha tradotto ecurato Moderato Cantabile (2013) e Testi segreti (2015)di Marguerite Duras per Nonostante edizioni.

Photo credit: Carlo Gianferro

Siena Summer School on Sustainable Development

Abbiamo il piacere di annunciare che sono aperte le iscrizioni alla Siena Summer School on Sustainable Development 2019 che si terrà a Siena dal 9 al 20 Settembre 2019.

Sono disponibili 10 Full Scholarship e 30 Partial Scholarship per un programma didattico-scientifico di alto livello. La deadline per le iscrizioni è il 9 Giugno.

Programma e info: http://santachiaralab.unisi.it/siena-summer-school-on-sustainable-development-2019/

Iscrizioni: http://www.congressi.unisi.it/?page_id=1136

Promo: https://www.youtube.com/watch?v=aAg6V9-qL3Q

 

 

Contatti: sienasummerschool@unisi.it.

Grow with US: laboratorio di fabbricazione digitale

Vuoi accrescere le tue competenze di fabbricazione digitale?

Iscriviti al corso di acquisizione, modellazione e stampa 3D e sull’uso della scheda Arduino, 4 lezioni nel mese di Dicembre per apprendere i fondamenti.

Per saperne di più clicca QUI

Il termine Fabbricazione digitale si riferisce al processo di creazione di oggetti solidi a partire da modelli digitali. Questo processo, viene utilizzato per la creazione rapida di prototipi, e può avvalersi di diverse tecniche di fabbricazione sia additive (come la stampa 3D), sia sottrattive come il taglio laser e la fresatura. Inoltre gli oggetti così creati possono diventare interattivi e acquisire intelligenza mediante l’uso di microprocessori facilmente programmabili.
Il corso introduce al mondo della fabbricazione digitale, dando una panoramica del settore e fornendo gli strumenti per iniziare a creare oggetti solidi e modelli digitali tridimensionali, e a renderli interattivi.

Il corso si articola in due unità, la prima orientata all’acquisizione di un oggetto fisico e alla produzione del modello digitale finalizzata alla stampa 3D, la seconda all’uso di Arduino, una scheda elettronica con microcontrollore che permette di utilizzare sensori e attuatori per realizzare progetti interattivi.

Il corso si terrà presso:

Fab Lab, Santa Chiara Lab, Università di Siena
Via Valdimontone 1, Siena
4 incontri dal 1 Dicembre al 18 Dicembre, dalle 14:00 alle 17:00

Per iscriverti clicca QUI

Crowdfunding in memoria di Marc Tossou Assiogbon

Per partecipare al crowdfunding per Marc cliccate QUI 

Marc Tossou Assiogbon, nato nel 1994, era arrivato a Siena dal Togo nel 2013 per seguire un corso di Laurea Triennale in Economia e si era subito integrato perfettamente con il resto della comunità multietnica universitaria stringendo molte amicizie e trovando anche l’amore con una ragazza italiana.

Marc aveva terminato tutti gli esami e per sostenersi economicamente aveva già trovato un lavoro. 

Era vicino al giorno della Laurea, quando, nell’agosto 2017, è stato vittima di un brutto incidente in bicicletta, a Siena.

Ha lottato fino a Febbraio 2018, quando è deceduto, a 24 anni, lasciando la famiglia e gli amici distrutti per la sua perdita.

Il comitato accademico del suo corso di Laurea, su richiesta del suo relatore prof. Ghellini, ha riconosciuto il compimento del corso di studi fatto da Marc e ha deciso di concedergli la Laurea postuma:  laurea che è stata consegnata alla famiglia alla presenza di alcuni familiari, degli amici e della fidanzata durante il Graduation Day 2018.

Il Direttivo dell’Associazione USiena Alumni, ha invece deciso di aprire un crowdfunding, ossia una raccolta di fondi dal basso.

Un gesto di intelligenza e azione collettiva per finanziare la lapide che Marc non si è potuto permettere ed una borsa di studio per studentesse e studenti del Togo meritevoli, iscritti all’Università di Siena, come Marc e continuare così a far vivere il suo esempio virtuoso, in suo onore. 

Donate perché fare del bene, fa bene.

Per partecipare al crowdfunding per Marc cliccate QUI 

Troverete su www.alumni.unisi.it la rendicontazione di quanto sarà raccolto, dei criteri per l’assegnazione della borsa di studio e delle spese che saranno sostenute per la lapide.

 

Membro Onorario : Marco Tomasi

Marco Tomasi, amico e sostenitore dell’Associazione USiena Alumni, è il nostro primo Alumnus Onorario.

Marco ha supportato le attività con grande entusiasmo e si è impegnato affinché  gli Alumni divenissero sempre di più una componente essenziale della Comunità accademica e uno strumento attraverso il quale perseguire obiettivi e attuare linee strategiche, una vera forza positiva capace di mobilitare le energie migliori delle persone cresciute nella nostra Università.

Marco ha appena terminato il suo mandato come Direttore Generale dell’Ateneo, ma siamo sicuri che resterà un punto di riferimento fondamentale per il network Alumni.

A lui il nostro più affettuoso saluto e la nostra gratitudine per quanto ha fatto in questi anni!

Giornata della Trasparenza – 8 Novembre 2017

Giornata della trasparenza 2017

8 novembre 2017, Aula magna del Rettorato – via Banchi di sotto, 55 – Siena

 

Ore 15:00 Introduzione

Ilaria D’Amelio – Responsabile anticorruzione e trasparenza

 

Ore 15:15 “La corruzione in Italia, tendenze, conseguenze e rimedi”

Carlo Cottarelli – Direttore dell’osservatorio sui conti pubblici italiani”

 

Ore 16:00 Interventi dedicati alle azioni dell’Ateneo

  • “Il Nucleo di Valutazione e i sistemi di rilevazione della soddisfazione degli utenti alla luce del DM 74/2017”

Giulio Ghellini – Presidente del Nucleo di Valutazione

  • “Il piano integrato della performance dell’Università degli Studi di Siena”

Giovanni Colucci – Dirigente dell’Area Servizi allo Studente

  •  “La trasparenza: il punto di vista degli Studenti”

Giacomo Neri – presidente del Consiglio Studentesco

 

Ore 16:45 Tavola rotonda “La trasparenza nell’azione amministrativa”

Partecipanti:

Carlo Cottarelli – direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani

Salvatore Vitello – procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Siena

Roberto Maria Carrelli Palombi di Montrone – presidente del Tribunale di Siena

Gian Domenico Comporti – professore ordinario di diritto amministrativo

Marco Tomasi – Direttore Generale dell’Università degli Studi di Siena

Alessandro Balducci – Dirigente Area del personale dell’Università degli Studi di Siena

Per iscriversi http://www.congressi.unisi.it/?page=CiviCRM&q=civicrm/event/register&reset=1&id=99 

 

TEDxSiena – Palazzo Chigi-Saracini – 21 Ottobre

Un evento TEDx con l’obiettivo di raccogliere la comunità di innovatori e visionari grazie ad un evento, di origine americana, con ospiti speciali che racconteranno storie di, scienze, fisica, musica, diritti umani per guardare al futuro

www.tedxsiena.com

Arriva sabato 21 ottobre a Siena la seconda edizione di TEDxSiena, l’iniziativa che mette per un’intera giornata sul palco dell’Accademia Chigiana – Palazzo Chigi-Saracini – incredibili storie guidate dal tema “Sliding Doors”.

Il titolo PLASTICITÀ, CREATIVITÀ e NUOVE OPPORTUNITÀ suggerisce che le difficoltà della vita e della società possono anche trasformarsi in momenti creativi, verso nuove strategie di crescita e sviluppo (personali e lavorative; individuali e collettive) all’insegna di una sostenibilità a 360°. Un circolo virtuoso che si ottiene solo dimostrandosi resilienti ai cambiamenti ai quali inevitabilmente la vita ci pone difronte.

L’evento, organizzato e promosso dal Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, da Knowità e da Smart City Lab, con il patrocinio della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, del Comune di Siena, di SDSN Youth e del Dipartimento di Studi Aziendali e Giuridici dell’Ateneo senese, si basa su un format proveniente dagli Stati Uniti nato nell’ambito dell’originale conferenza “TED” (Technology Entertainment Design). Molte città in tutto il mondo – tra cui dallo scorso anno Siena – organizzano eventi con questo format che, in accordo con gli stessi fondatori, ha il fine di diffondere le “idee di cui vale la pena parlare”.

Sono le storie le vere protagoniste di questa iniziativa, storie di persone note o sconosciute al grande pubblico, un’occasione da non perdere per uno sguardo sul futuro, su chi nella propria vita di tutti i giorni, al riparo da telecamere e grandi eco mediatiche, compie piccole rivoluzioni, superando ogni tipo di limite, di scienza, di conoscenza, di impedimenti fisici. Un messaggio chiaro, positivo e aperto per tutti coloro che avranno modo di prendere parte all’evento.

www.tedxsiena.com

Nome Argomento
Letizia Giorgianni

9 minuti

 

 

Difesa dei cittadini/Associazione vittime salvabanche
Maurizio Vanni

15 minuti

 

 

Direttore LUCCA museum/ Cultura emozionale
Matteo Cerri

15 minuti

 

 

Ricercatore, Ibernazione/neuroscienze
Tommaso Giani

9 minuti

 

 

Ricercatore Microbiologo UNISI,

Resistenze batteriche

Alessandra Farris

9 minuti

 

 

CEO IntendiMe/Sistema indossabile di comunicazione per non udenti
Luigia Tauro

9 minuti

 

 

Manager/Ex-tumore seno/Women empowerment
Silvia Bencivelli

15 minuti

 

 

Giornalista scientifica/scrittrice
Andrea Capaldi

9 o 15 minuti

 

 

co-founder & CEO “mare culturale urbano”, best practice di rigenerazione urbana
Matteo Coronese

 

 

Dottorando in Economics Sant’Anna Pisa

Cervello in fuga (ha vissuto un anno su di una barca ad Amsterdam frequentando lì un altro Master)

Andrea Giarrizzo

 

 

Founder & Business Strategist

YouTube Downloader

Startup Super School

Regional Director @ Kairos Society Italy

The Kairos Society is a community and fund that discovers, connects, and invests in the leaders and creators of the future.

Stefano Iacoviello

 

 

Accademia Chigiana

 

Intermezzi
Stefano Bertoldi Tecnologie assistive per beni culturali. Collaborazione dal TEDx 2016
Francesco Burroni Interpretazione del maggiordomo del Conte Chigi Saracini
Daniele Marotta

 

Accademia del fumetto. Facilitatore ‘visuale’. Di fatto traduce in disegni gli speech degli speaker.