Lectio Magistralis : La sostenibilità della crescita globale

Grazie. È per me un grande onore essere qui con voi oggi per questo Graduation Day. È un gran­de onore e anche un grande piacere ritornare nella mia Alma Mater, dove ho completato i miei studi alla Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie nell’ormai lontano 1977, quasi quarant’anni fa.

Il tema che ho scelto per la mia presentazione è però un tema che non è certo passato di moda negli ultimi quarant’anni. Il conflitto potenziale tra crescita economica e sostenibilità era già oggetto di accese discussioni quarant’anni fa come lo è oggi, sia in Italia che all’estero. Il tema ha diversi risvolti e non intendo certo coprirli tutti in questa mia presentazione. Non intendo, per esempio, coprire un tema che è, comunque, di grande importanza nel lungo periodo, quello della pressione che la crescita della produzione mondiale sta avendo sulle risorse del nostro pianeta e quindi sulla sostenibilità ecologica, a partire dalla questione del riscaldamento globale, tema importantissimo, ma in cui non mi considero certo un esperto.

Vorrei invece concentrarmi sul tema della sostenibilità economica e affrontare, in particolare, la seguente domanda: esistono delle fonti di vulnerabilità nel processo di crescita dell’economia mondiale che ha cratterizzato gli ultimi decenni tali da rendere questo processo economicamen­te non sostenibile? O, in altri termini: riuscirà’ l’economia mondiale a continuare a crescere senza generare tensioni tali da portare a nuove crisi? Credo che diversi aspetti nel processo di crescita dell’economia mondiale negli ultimi decenni comportino un elevato rischio di insostenibilità. La crisi del 2008-09, che, come sapete, è stata la più grave dagli anni ’30, potrebbe quindi non esse­re un evento isolato ma potrebbe ripetersi con una certa frequenza, anche se non necessariamen­te in una forma così intensa.

Per capire l’origine del problema, occorre innanzitutto rivisitare le cause sottostanti la crisi econo­mica e finanziaria che ha colpito l’economia mondiale nel 2008 e nel 2009.

Al di là delle motivazioni immediate della crisi—i problemi nel sub-prime market americano, ossia dei prestiti concessi alla leggera per finanziare l’acquisto di case—esistono a mio giudizio due ragioni di fondo della crisi, ragioni in parte tra loro correlate.

La prima è la tendenza a una crescita più rapida del settore finanziario rispetto all’economia reale che è emersa negli ultimi decenni. Diversi studi illustrano questa crescita negli Stati Uniti. La quo­ta dei servizi finanziari nel Pil statunitense è cresciuta dal 2,8 percento nel 1950 al 4,2 per cento nel 1980 e all’8,3 per cento poco prima della crisi economica globale. Andamenti simili si sono registrati anche per altri indicatori della dimensione del settore finanziario, quali la quota delle retribuzioni degli occupati nel settore finanziario rispetto al totale.

Questa crescita del settore finanziario rispetto alla dimensione dell’economia è proble­matica da diversi punti di vista. Prima di tutto è stato notato, per esempio da studi condotti dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, che fino a un certo punto la crescita del settore finanziario viene accompagnata da una crescita dell’economia. Ma oltre una certa soglia –che viene iden­tificata da Stephen Cecchetti e Enisse Kharroubi in un lavoro del 2012 nel 100 per cento del Pil in termini di debito del settore privato e del 3,9 percento in termini di occupazione nel settore finanziario—una crescita del settore finanziario riduce la crescita della produttività complessiva dell’economia. In un lavoro successivo del 2015 gli stessi autori individuano diversi canali attraver­so cui una crescita eccessiva del settore finanziario danneggia la crescita della produttività. Uno di questi è la tendenza del settore finanziario a finanziare bolle speculative nel settore immobi­liare e, generalmente, a finanziare meno settori ad alta intensità di ricerca e sviluppo, per i quali è meno facile individuare attività che possano essere usate a garanzia dei prestiti. Un altro fattore è l’attrattività, in termini di remunerazione, del settore finanziario che sottrae i migliori cervelli ad altre attività economiche.

Oltre a questo possibile effetto sulla crescita della produttività, c’è anche un altro motivo per cui la crescita del settore finanziario può essere associata a crescenti vulnerabilità La cresci­ta del settore finanziario ne aumenta la complessità e rende difficile la supervisione del sistema finanziario stesso. Questa complessità, e le opache interrelazioni che si erano create tra diversi operatori finanziari, sono state un fattore fondamentale, se non nel causare, almeno nell’ingigan­tire la crisi del 2008-09, crisi partita dal un settore—quello del sub-prime market statunitense— che rispetto all’economia americana, e ancor piu’ mondiale, era piuttosto piccolo. Ma l’incertezza legata alla complessità delle interrelazioni finanziare minava la fiducia nel sistema finanziario nel suo complesso. E un sistema finanziario è necessariamente basato sulla fiducia.

La seconda tendenza di fondo sottostante la crisi del 2008-09, che è in certa misura la contro­parte della crescita del settore finanziario, è il crescente indebitamento delle famiglie in diversi paesi avanzati. Il caso emblematico è ancora una volta rappresentato dalle famiglie america­ne, anche se tendenze simili si sono manifestate in quasi tutti i paesi avanzati, per esempio nel Regno Unito. Un recente libro (House of Debt) di Atif Mian e Amir Sufir documenta come questa tendenza abbia contribuito alla crisi del 2008-09 e alla recessione che l’ha seguita. Il rapporto tra debito e reddito disponibile delle famiglie americane, pari a circa il 100 per cento negli anni ’60 e gli anni ’70 del secolo scorso, era salito al 150 per cento nel 2000 ed era balzato al 215 per cento nei sette anni successivi.

È fondamentale capire che questa tendenza all’indebitamento non è stata casuale, non è stata l’effetto di sviluppi passeggeri, di una esuberanza nel mercato finanziario che non si ripeterà. È invece dovuta in gran parte a un altro fenomeno più profondo, ossia la perdita di potere d’ac­quisto delle famiglie americane—e della maggior parte degli altri paesi avanzati—per effetto dei profondi cambiamenti nella distribuzione del reddito registrati a partire dall’inizio degli anni ‘80. Anche questi cambiamenti nella distribuzione del reddito sono ben documentati. Per esempio, la quota di reddito detenuta dall’uno per cento più ricco della popolazione statunitense che era del 9 per cento nel 1980, è ora intorno al 21 per cento. Da notare che questa quota è persino più ele­vata di quanto fosse all’inizio del secolo scorso. Nel 1910 la quota dell’uno per cento più ricco era di circa il 18 per cento. Nei settant’anni successivi il trend era stato verso una più equilibrata di­stribuzione del reddito. Dal 1980 il trend si è però invertito e, come ho detto, si è più che disfatto quello che si era ottenuto ne settant’anni precedenti il 1980. La controparte di questa tendenza è il graduale restringimento della classe media americana: la percentuale delle famiglie che sono comprese tra il 50 e il 150 per cento del reddito mediano è scesa dal 58 al 46 per cento nel corso degli ultimi quarant’anni.

Questo restringimento della classe media ha però avuto implicazioni importanti per la domanda di beni e servizi che l’economia può generare. Il motivo fondamentale è che, per quanto si sfor­zino, i ricchi non riescono a consumare più di tanto, per cui uno spostamento massiccio della distribuzione del reddito verso questi ultimi causa un indebolimento della domanda aggregata. La soluzione che è stata trovata a questo carenza di domanda aggregata è stata l’adozione di politiche monetarie sempre più espansive o, in altri termini, di tassi di interesse sempre più bassi. Nella scorsa decade, per ovviare a questo problema di carenza di domanda per consumi, la banca centrale americana ha abbassato progressivamente i propri tassi di interesse inducendo le famiglie americane a indebitarsi rapidamente. Il che per un po’ funziona.

Il problema è che questa crescita drogata, non accompagnata da un pari aumento dei redditi delle famiglie, è risultata alla fine insostenibile perché caratterizzata da una fragilità strutturale: l’eccessivo indebitamento delle famiglie americane. Certo, tassi di interesse più bassi comporta­no anche una maggiore capacità di sostenere il debito nel tempo. Ma se i tassi di interesse a un certo punto cominciano a salire, per esempio per evitare pressioni inflazionistiche, la fragilità del sistema si manifesta a pieno e improvvisamente. L’eccessivo indebitamento delle famiglie ameri­cane, e di altri paesi, è quindi un importante fattore dietro la crisi del 2008-09.

 

Prima di proseguire vorrei reiterare un punto. Ho spesso fatto riferimento, per comodità di esposizione all’economia americana, ma tendenze simili, in particolare in termini di cambiamenti nella distribuzione del reddito si sono osservati in tutti i G-7 (con l’eccezione della Francia), come segnalato dall’andamento dei coefficienti di Gini dagli anni ‘80.

 

Quindi, due fattori (la crescita del settore finanziario e la crescita dell’indebitamento delle fami­glie spiegata dai cambiamenti nella distribuzione del reddito) sono fondamentali nello spiegare la crisi del 2008-09. Se questa è la diagnosi, cosa possiamo concludere rispetto alla sostenibilità della crescita economica negli anni futuri? O, in altri termini, in che misura i problemi sottostanti la crisi del 2008-09 sono stati superati?

 

Cominciamo dal sistema finanziario. Dal 2009 diversi accordi a livello internazionale hanno por­tato a importanti cambiamenti nella regolamentazione dei mercati finanziari. Si è, in particolare, richiesto alle banche di rafforzare la propria capitalizzazione in modo da poter meglio assorbire eventuali perdite. Negli Stati Uniti il Dodd-Frank Act del 2010 ha rafforzato i poteri di supervi­sione sul sistema finanziario e la sua trasparenza. In Europa, la creazione di una unione bancaria, con la supervisione delle banche di maggiore dimensione assegnata al Single Supervisory Me­chanism, è stato un importante passo avanti, anche se alcune componenti dell’unione bancaria (in particolare un’assicurazione sui depositi a livello europeo) non sono ancora state introdotte.

Ma restano ancora diversi problemi. I principali sono tre.

 

Il primo, di cui si è ben consapevoli nel dibattito europeo, è la difficoltà di trovare una facile solu­zione al dilemma tra salvare chi ha prestato soldi alle banche, evitando problemi di contagio, ed evitare di premiare comportamenti irresponsabili (quelli di chi presta alle banche senza pensare ai rischi che questo comporta perché tanto se ci sono perdite ci pensa lo stato a coprirle). È il dilemma tra il bail out e il bail in, tanto dibattuto anche in Italia.

Il secondo problema è quello della crescente importanza in diversi paesi del cosiddetto “shadow banking”, cioè di intermediari finanziari che riescono a evitare la più stretta regolamentazione esistente per gli altri intermediari finanziari. Il problema è ben noto. Quando si stringe la regola­mentazione, il sistema finanziario tende a espandersi in forme non regolate. Al momento, nono­stante le discussioni, una parte non irrilevante del sistema finanziario, lo shadow banking appun­to agisce senza un’adeguata supervisione.

Terzo problema: il sistema finanziario, soprattutto quello americano, resta dominato da alcuni grandi gruppi finanziari, anzi, rispetto a dieci anni fa, è diventato ancora più concentrato. Questo crea il problema del “too big to fail”, ossia l’esistenza di istituzioni finanziarie che sono troppo grandi perché le si possa far fallire in caso di problemi, il che crea una propensione eccessiva al rischio da parte di queste istituzioni. Oltre a ciò cresce la concentrazione del potere finanziario. Il dibattito presidenziale negli Stati Uniti è stato caratterizzato quest’anno da un rinnovato interes­se su questo problema, grazie a Bernie Sanders.

Per riassumere, credo si possa concordare con il punto di vista espresso di recente da Neel Ka­shkai, il presidente di una delle componenti del Federal Reserve System, la banca centrale ame­ricana (Kashkai è presidente della Minneapolis Fed) e cioè che “Occorre dire la verità al popola americano sui rischi che ancora fronteggiamo” rispetto al sistema finanziario.

 

Per quanto riguarda la distribuzione del reddito, non ci sono segnali di un cambiamento di tendenza. È da notare che a una maggiore disuguaglianza all’interno dei singoli paesi—sia quelli avanzati che quelli emergenti—ha corrisposto una minore disuguaglianza tra paesi dovuta al fat­to che il reddito medio pro capite in molti paesi emergenti—come la Cina e l’India—è aumentato molto più rapidamente del reddito medio dei paesi avanzati. Questo per ora non ha però ade­guatamente sostenuto la domanda aggregata mondiale perché in alcuni di questi paesi, in parti­colare in Cina (anche per l’assenza di un adeguato livello di protezione sociale fornita dal settore pubblico) la propensione al consumo delle famiglie è rimasta piuttosto bassa.

La mia conclusione è quindi che i problemi di fondo dell’economia mondiale che hanno portato alla crisi del 2008-09 sono ancora in gran parte presenti e potrebbero portare a nuovi episodi di instabilità, magari non nell’immediato, ma nel corso degli anni.

 

Cosa si può fare allora per rendere più sostenibile la crescita economica?

 

Riguardo la riforma del sistema finanziario, credo occorra affrontare con maggiore energia il pro­blema della sua crescita rispetto alla dimensione del resto dell’economia e dell’eccessiva propen­sione al rischio degli operatori finanziari. Il sistema finanziario svolge un ruolo importante nell’e­conomia mondiale ma può essere assimilato a certe industrie che, pur essendo utili, possono causare quelli che potremmo chiamare “danni ambientali”. Un’eccessiva propensione al rischio, soprattutto in un settore che è grande rispetto al resto dell’economia, può causare danni molto gravi al sistema economico, come abbiamo sperimentato nel 2008-09. Gli economisti chiamano questi danni “esternalità” e ci sono fondamentalmente due approcci di politica economica per affrontare queste esternalità.

La prima è la regolamentazione, la seconda è la tassazione.

Non si tratta di strumenti necessariamente alternativi: possono essere combinati. Quello che occorre fare nel caso del sistema finanziario è ridurre ulteriormente i rischi attraverso la regolamentazio­ne, a partire dagli Stati Uniti, soprattutto per affrontare il problema del “too big too fail” e della eccessiva concentrazione di potere finanziario. Ma, a mio giudizio, credo sia anche necessaria una maggiore tassazione del settore finanziario nei principali paesi del mondo.

Il sistema finanziario è sotto tassato. Basti pensare che mentre esistono tasse sul valore aggiunto dei vari settori produttivi (in Italia abbiano l’IVA), i servizi finanziari non sono soggetti a queste tasse. Negli ultimi anni si è molto parlato di tassazione delle transazioni finanziarie anche con lo scopo specifico di ridurre le operazioni a rischio più elevato (si parla talvolta di Tobin tax). Non sono un sostenitore particolare di questa specifica forma di tassazione finanziaria, ma credo che qualcosa debba essere fatto. In proposito, il dipartimento di finanza pubblica del Fondo Moneta­rio Internazionale che ho diretto dal 2008 al 2013 aveva proposta l’introduzione di una Financial Activity Tax, essenzialmente una tassa sulla somma di profitti e stipendi (per lo meno al di sopra di una certa soglia) da applicare al sistema finanziario.

Naturalmente, tasse di questo tipo, vista la mobilità dei capitali, funzionano meglio se coordinate tra diversi paesi. Ma su questo tornerò fra poco.

 

Passiamo al secondo problema strutturale che considero problematico per la stabilità della cre­scita: l’incredibile spostamento della distribuzione del reddito nel corso degli ultimi tre decenni, spostamento che si è intensificato negli ultimi quindici anni in diversi paesi, e che ha causato un aumento nell’indebitamento delle famiglie. Correggere questa tendenza con strumenti di politica economica non è per niente facile. Occorre prima di tutto chiedersi a cosa siano dovuti questi cambiamenti nella distribuzione del reddito. Anche se varie cause possono aver operato—tra cui diversi mutamenti tecnologici—credo che un motivo fondamentale dello spostamento della distribuzione del reddito a favore delle classi più ricche sia dovuto al processo di globalizzazione. Questo processo ha aperto all’economia mondiale paesi ricchi di lavoro e poveri di capitale. Con­seguentemente il rapporto tra lavoro e capitale dell’economia globalizzata è aumentato e non ci si deve stupire se la quota del lavoro nella distribuzione del reddito si sia ridotta progressivamen­te nei paesi avanzati: questa quota è scesa da circa il 70 percento nella media semplice dei G-7 nel 1980 al 60 percento attuale. Oltre a ciò, la disponibilità di una maggiore quantità di lavoro non specializzato a livello mondiale ha causato una dispersione molto più forte anche nei redditi di lavoro. È utile in proposito ricordare la famosa regola morale di Adriano Olivetti secondo cui: “Nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l’ammontare del salario minino.” Basta guardare le attuali remunerazioni degli amministratori delegati per ca­pire come questo regola non sia più applicata.

 

Se i cambiamenti nella distribuzione del reddito sono stati effettivamente determinati dalla globalizzazione, allora risulterà molto più difficile correggerli, a meno di voler porre freno, o addirittura, invertire il processo di globalizzazione. Che ci possa essere una tendenza in questa direzione è reso evidente dal dibattito presidenziale americano con Trump e Sanders—ai due poli opposti dello spettro politico—entrambi molto critici della liberalizzazione del commercio inter­nazionale.

Credo che, pragmaticamente, sia difficile pensare che ci possa essere un’inversione del processo di globalizzazione (a tutti piace comprare elettrodomestici prodotti a basso prezzo dalla Cina, no?). Il che, però, renderà più difficile correggere gli squilibri nella distribuzione del reddito. Natu­ralmente ci si può provare attraverso la tassazione. Il problema qui è l’elevata mobilità non solo del capitale, ma probabilmente anche dei redditi da lavoro più elevati. Quanto più elevata è la mobilità di un fattore produttivo, quanto più difficile è tassarlo. Il che rende difficili gli interven­ti volti alla correzione della distribuzione del reddito se introdotti a livello di singolo stato. E, in effetti, una conseguenza della globalizzazione è proprio l’aumento della mobilità del capitale e la conseguente guerra al ribasso nella tassazione del capitale nei paesi nel mondo.

 

L’unica soluzione è puntare a una maggiore cooperazione a livello internazionale tra le varie giurisdizioni fiscali. Ci sono segni di questa maggiore cooperazione per quanto riguarda la lotta all’evasone e all’elusione fiscale. L’OCSE ha coordinato l’azione dei principali paese in quest’area, ultimamente attraverso la cosiddetta iniziativa BEPS—cioè contro la Base Erosion and Profit Shi­fting, l’erosione delle basi imponibili e lo spostamento dei profitti verso giurisdizioni a tassazione più bassa. Ma si tratta di un terreno ancora in gran parte inesplorato. Si è ancora più indietro nei tentativi di coordinamento delle politiche di tassazione, cioè nel coordinamento delle aliquote di tassazione e delle basi imponibili: anzi, non c’è nessun coordinamento, c’è piuttosto una compe­tizione al ribasso delle aliquote di tassazione sui redditi da capitale, Ma nonostante le difficoltà credo sia necessario continuare su questa strada per cercare di correggere in parte le variazioni che abbiamo osservato nella distribuzione del reddito negli ultimi decenni, variazioni, che, come ho detto, hanno conseguenze significative per la stabilità della crescita di lungo periodo.

Vorrei concludere ricordando un’altra cosa che lo stato può fare per favorire una distribuzione del reddito più equa, in aggiunta ad un’appropriata tassazione. Ho notato che una buona parte dei cambiamenti nella distribuzione del reddito riguardano l’ampliamento dei differenziali nelle retribuzioni del fattore lavoro. Dal punto di vista dell’equità sociale diventa quindi ancora più im­portante che in passato assicurare che esista un’elevata mobilità economica verso l’alto per chi si impegna, indipendentemente dal punto di partenza. L’Italia non eccelle da questo punto di vista: le statistiche dimostrano che le rendite di posizione—il mantenimento dello stato sociale acqui­sito dai genitori—è molto più elevato in Italia che in Francia o in Spagna. Una maggiore mobilità può però essere facilitata dalla fornitura di servizi educativi di elevata qualità a tutti i giovani che sono disposti ad impegnarsi. La disponibilità di una pubblica istruzione a livello scolare ed universitario di elevata qualità resta quindi fondamentale, anzi è ancora più importante che in passato.

Mi sembra appropriato concludere questa mia presentazione oggi, qui a Siena, in quella che è stata e ancora rimane la mia università, ricordando appunto la centralità del nostro sistema edu­cativo per il futuro della nostra economia e della nostra società.

Questa centralità va mantenuta e alimentata. La conoscenza è l’elemento chiave nella competizione in società avanzate e deve essere accessibile a tutti. In ultima analisi, però, starà a voi sfruttare nella vostra vita professionale gli strumenti che vi sono stati forniti nel vostro percorso educativo, evitando facili scorciatoie e ricordando sempre che, alla lunga, è l’impegno che viene premiato.

Grazie e congratulazioni a tutti voi per gli studi che avete completato.

 

Carlo Cottarelli

Direttore esecutivo

Fondo Monetario Internazionale

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Crowdfunding in memoria di Marc Tossou Assiogbon

Per partecipare al crowdfunding per Marc cliccate QUI 

Marc Tossou Assiogbon, nato nel 1994, era arrivato a Siena dal Togo nel 2013 per seguire un corso di Laurea Triennale in Economia e si era subito integrato perfettamente con il resto della comunità multietnica universitaria stringendo molte amicizie e trovando anche l’amore con una ragazza italiana.

Marc aveva terminato tutti gli esami e per sostenersi economicamente aveva già trovato un lavoro. 

Era vicino al giorno della Laurea, quando, nell’agosto 2017, è stato vittima di un brutto incidente in bicicletta, a Siena.

Ha lottato fino a Febbraio 2018, quando è deceduto, a 24 anni, lasciando la famiglia e gli amici distrutti per la sua perdita.

Il comitato accademico del suo corso di Laurea, su richiesta del suo relatore prof. Ghellini, ha riconosciuto il compimento del corso di studi fatto da Marc e ha deciso di concedergli la Laurea postuma:  laurea che è stata consegnata alla famiglia alla presenza di alcuni familiari, degli amici e della fidanzata durante il Graduation Day 2018.

Il Direttivo dell’Associazione USiena Alumni, ha invece deciso di aprire un crowdfunding, ossia una raccolta di fondi dal basso.

Un gesto di intelligenza e azione collettiva per finanziare la lapide che Marc non si è potuto permettere ed una borsa di studio per studentesse e studenti del Togo meritevoli, iscritti all’Università di Siena, come Marc e continuare così a far vivere il suo esempio virtuoso, in suo onore. 

Donate perché fare del bene, fa bene.

Per partecipare al crowdfunding per Marc cliccate QUI 

Troverete su www.alumni.unisi.it la rendicontazione di quanto sarà raccolto, dei criteri per l’assegnazione della borsa di studio e delle spese che saranno sostenute per la lapide.

 

Membro Onorario : Marco Tomasi

Marco Tomasi, amico e sostenitore dell’Associazione USiena Alumni, è il nostro primo Alumnus Onorario.

Marco ha supportato le attività con grande entusiasmo e si è impegnato affinché  gli Alumni divenissero sempre di più una componente essenziale della Comunità accademica e uno strumento attraverso il quale perseguire obiettivi e attuare linee strategiche, una vera forza positiva capace di mobilitare le energie migliori delle persone cresciute nella nostra Università.

Marco ha appena terminato il suo mandato come Direttore Generale dell’Ateneo, ma siamo sicuri che resterà un punto di riferimento fondamentale per il network Alumni.

A lui il nostro più affettuoso saluto e la nostra gratitudine per quanto ha fatto in questi anni!

Giornata della Trasparenza – 8 Novembre 2017

Giornata della trasparenza 2017

8 novembre 2017, Aula magna del Rettorato – via Banchi di sotto, 55 – Siena

 

Ore 15:00 Introduzione

Ilaria D’Amelio – Responsabile anticorruzione e trasparenza

 

Ore 15:15 “La corruzione in Italia, tendenze, conseguenze e rimedi”

Carlo Cottarelli – Direttore dell’osservatorio sui conti pubblici italiani”

 

Ore 16:00 Interventi dedicati alle azioni dell’Ateneo

  • “Il Nucleo di Valutazione e i sistemi di rilevazione della soddisfazione degli utenti alla luce del DM 74/2017”

Giulio Ghellini – Presidente del Nucleo di Valutazione

  • “Il piano integrato della performance dell’Università degli Studi di Siena”

Giovanni Colucci – Dirigente dell’Area Servizi allo Studente

  •  “La trasparenza: il punto di vista degli Studenti”

Giacomo Neri – presidente del Consiglio Studentesco

 

Ore 16:45 Tavola rotonda “La trasparenza nell’azione amministrativa”

Partecipanti:

Carlo Cottarelli – direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani

Salvatore Vitello – procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Siena

Roberto Maria Carrelli Palombi di Montrone – presidente del Tribunale di Siena

Gian Domenico Comporti – professore ordinario di diritto amministrativo

Marco Tomasi – Direttore Generale dell’Università degli Studi di Siena

Alessandro Balducci – Dirigente Area del personale dell’Università degli Studi di Siena

Per iscriversi http://www.congressi.unisi.it/?page=CiviCRM&q=civicrm/event/register&reset=1&id=99 

 

TEDxSiena – Palazzo Chigi-Saracini – 21 Ottobre

Un evento TEDx con l’obiettivo di raccogliere la comunità di innovatori e visionari grazie ad un evento, di origine americana, con ospiti speciali che racconteranno storie di, scienze, fisica, musica, diritti umani per guardare al futuro

www.tedxsiena.com

Arriva sabato 21 ottobre a Siena la seconda edizione di TEDxSiena, l’iniziativa che mette per un’intera giornata sul palco dell’Accademia Chigiana – Palazzo Chigi-Saracini – incredibili storie guidate dal tema “Sliding Doors”.

Il titolo PLASTICITÀ, CREATIVITÀ e NUOVE OPPORTUNITÀ suggerisce che le difficoltà della vita e della società possono anche trasformarsi in momenti creativi, verso nuove strategie di crescita e sviluppo (personali e lavorative; individuali e collettive) all’insegna di una sostenibilità a 360°. Un circolo virtuoso che si ottiene solo dimostrandosi resilienti ai cambiamenti ai quali inevitabilmente la vita ci pone difronte.

L’evento, organizzato e promosso dal Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, da Knowità e da Smart City Lab, con il patrocinio della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, del Comune di Siena, di SDSN Youth e del Dipartimento di Studi Aziendali e Giuridici dell’Ateneo senese, si basa su un format proveniente dagli Stati Uniti nato nell’ambito dell’originale conferenza “TED” (Technology Entertainment Design). Molte città in tutto il mondo – tra cui dallo scorso anno Siena – organizzano eventi con questo format che, in accordo con gli stessi fondatori, ha il fine di diffondere le “idee di cui vale la pena parlare”.

Sono le storie le vere protagoniste di questa iniziativa, storie di persone note o sconosciute al grande pubblico, un’occasione da non perdere per uno sguardo sul futuro, su chi nella propria vita di tutti i giorni, al riparo da telecamere e grandi eco mediatiche, compie piccole rivoluzioni, superando ogni tipo di limite, di scienza, di conoscenza, di impedimenti fisici. Un messaggio chiaro, positivo e aperto per tutti coloro che avranno modo di prendere parte all’evento.

www.tedxsiena.com

Nome Argomento
Letizia Giorgianni

9 minuti

 

 

Difesa dei cittadini/Associazione vittime salvabanche
Maurizio Vanni

15 minuti

 

 

Direttore LUCCA museum/ Cultura emozionale
Matteo Cerri

15 minuti

 

 

Ricercatore, Ibernazione/neuroscienze
Tommaso Giani

9 minuti

 

 

Ricercatore Microbiologo UNISI,

Resistenze batteriche

Alessandra Farris

9 minuti

 

 

CEO IntendiMe/Sistema indossabile di comunicazione per non udenti
Luigia Tauro

9 minuti

 

 

Manager/Ex-tumore seno/Women empowerment
Silvia Bencivelli

15 minuti

 

 

Giornalista scientifica/scrittrice
Andrea Capaldi

9 o 15 minuti

 

 

co-founder & CEO “mare culturale urbano”, best practice di rigenerazione urbana
Matteo Coronese

 

 

Dottorando in Economics Sant’Anna Pisa

Cervello in fuga (ha vissuto un anno su di una barca ad Amsterdam frequentando lì un altro Master)

Andrea Giarrizzo

 

 

Founder & Business Strategist

YouTube Downloader

Startup Super School

Regional Director @ Kairos Society Italy

The Kairos Society is a community and fund that discovers, connects, and invests in the leaders and creators of the future.

Stefano Iacoviello

 

 

Accademia Chigiana

 

Intermezzi
Stefano Bertoldi Tecnologie assistive per beni culturali. Collaborazione dal TEDx 2016
Francesco Burroni Interpretazione del maggiordomo del Conte Chigi Saracini
Daniele Marotta

 

Accademia del fumetto. Facilitatore ‘visuale’. Di fatto traduce in disegni gli speech degli speaker.

Venerdi 16 Giugno : 30 Anni di Erasmus – Cortile del Rettorato

Alle ore 17,30, presso il Cortile del Rettorato si terrà l’incontro di networking

 30 anni di Erasmus

L’incontro organizzato e sostentuto da Europe Direct Siena, GES, dall’Ufficio Relazioni Internazionali dell’Univerità di Siena sarà un grande momento di confronto dei primi 30 anni del programma Erasmus come importante connessione esperenziale tra percorso accademico, professionale nonchè personale.

L’incontro si aprirà con Mamma Erasmus, la prof Sofia Corradi  che ci  racconterà di come è nato il programma e proseguirà con Studenti e Docenti che in modo informale e diretto ci faranno ripercorrere l’Europa e questi primi 30 anni. I saluti del Mangifico Rettore, prof Francesco Frati ed un brindisi celebrativo  concluderanno l’evento. Sarà inoltre possibile visionare le foto raccolte per #30AnniErasmus.

Dopo 30 anni di Programma Erasmus,  Alumni , Studenti e Comunità Universitaria tutta,  colgono l’occasione del IV Raduno per soffermarsi su ciò che ha significato tale esperienza per molti di loro attraverso alcune importanti testimonianze tra cui “Mamma Erasmus”, la Professoressa Sofia Corradi riconosciuta ufficialmente l’artefice della prima idea di un programma di mobilità tra atenei di Paesi diversi. Tale progetto fu denominato ERASMUS, un acronimo che sta per “European Action for the Mobility of University Students” che poi nel tempo è stato facile associare alla figura del filosofo olandese famoso per i suoi viaggi formativi transanzionali.

Il Centro Europe Direct, in qualità di sportello informativo dell’UE sul territorio, ha collaborato per organizzare questo appuntamento rivolto a tutti i cittadini e in particolare agli Alumni, agli Studenti e alla Comunità Universitaria a Siena per creare network, per rivivere le emozioni del periodo universitario incluso quello passato in mobilità e per celebrare i laureati dell’Anno Accademico 2015/2016 della nostra Università.

Pertanto Vi aspettiamo per aiutarci a festeggiare i 30 anni di Erasmus e per ricordare a tutti come sia stato uno dei programmi più di successo dell’Unione europea.

Scopri il programma e prenota le attitvità

Sabato 17 Giugno : Mobilità Internazionale dopo 30 Anni di Erasmus

Alle ore 10,30, presso il Santa Chiara Lab, inizierà l’incontro

Connessioni. Mobilità internazionale, 30 anni di Erasmus: cos’è cambiato nell’educazione, nella ricerca, nel lavoro, nelle relazioni, nella società.

L’incontro sarà moderato da  Luca Verzichelli. Interverranno Rino Rappuoli (GSK Vaccines), il prof Piergiorgio Solinas (Università di Siena), Tommaso Fabbri (Medici Senza Frontiere), Giuseppe Raudino (Hanze University), Gonzalo Urbina Trevino (Parlamento Europeo), Alessandra Viviani (Università di Siena), Gianpiero Petruzziello (studente), e Mamma Erasmus, Sofia Corradi.

Mamma Erasmus, è stata colei che con tenacia e caparbietà a partire dal 1969, studentessa de La Sapienza, di ritorno da un anno di studio alla Columbia University di New York, dove era stata con una Borsa Fulbright, decise che la sua opportunità, diventasse l’opportunità per molti. Decise che un’esperienza all’estero, da sempre privilegio riservato a giovani di famiglie abbienti, diventasse un’opportunità per chiunque volesse coglierla.  Dopo quasi 20 anni nel 1987, grazie al suo impegno, alla sua forza e alla sua determinazione, il suo desiderio prende vita e nasce il Progetto Erasmus

Marketing Digitale: dalle competenze alle professioni.
Ovvero come gli Alumni dell’Università di Siena collegano studenti e mondo del lavoro

di Stefania Santoro

Io ne ho viste cose che non potreste immaginare.

Professori universitari mettere concretamente in contatto Università e aziende. E manager di multinazionali impegnarsi per far crescere i futuri talenti, non solo i futuri guadagni.

E ho visto giovani universitari illuminarsi nel cercare la propria strada e darsi degli obiettivi concreti.

E tutti questi momenti non si dissolveranno come lacrime nella pioggia.

È tempo…di agire

Liberamente (e malamente) tratta dall’ultima scena del film Blade Runner di Ridley Scott (1982), nonché la più saccheggiata del cinema di Fantascienza.

La Fantascienza è una cosa seria si sa, ma l’incontro a cui ho avuto il privilegio di partecipare lo scorso 12 maggio non è fantascienza. È accaduto davvero.

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Come utilizzare il network USiena Alumni per cercare lavoro

di Francesca Bandini

Viviamo nell’era dei Social Media dove la visibilità e le amicizie contano tutto, tuttavia ciò non è una novità nel mondo del lavoro. Infatti, quando un imprenditore, o chi per lui, è alla ricerca di un nuovo dipendente si rivolge in primo luogo alla cerchia dei suoi conoscenti e solo successivamente propone l’offerta di lavoro pubblicamente.

Quindi sono le conoscenze, virtuali e reali,  che formano la tua rete, il tuo network.
Ti starai allora chiedendo: Come faccio a costruire ed espandere il mio network? Semplicemente rivolgendosi ad USiena Alumni. Allora vediamo come questo tipo di associazione  ti può aiutare a cercare lavoro. Continua a leggere