Lectio Magistralis : La sostenibilità della crescita globale

Grazie. È per me un grande onore essere qui con voi oggi per questo Graduation Day. È un gran­de onore e anche un grande piacere ritornare nella mia Alma Mater, dove ho completato i miei studi alla Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie nell’ormai lontano 1977, quasi quarant’anni fa.

Il tema che ho scelto per la mia presentazione è però un tema che non è certo passato di moda negli ultimi quarant’anni. Il conflitto potenziale tra crescita economica e sostenibilità era già oggetto di accese discussioni quarant’anni fa come lo è oggi, sia in Italia che all’estero. Il tema ha diversi risvolti e non intendo certo coprirli tutti in questa mia presentazione. Non intendo, per esempio, coprire un tema che è, comunque, di grande importanza nel lungo periodo, quello della pressione che la crescita della produzione mondiale sta avendo sulle risorse del nostro pianeta e quindi sulla sostenibilità ecologica, a partire dalla questione del riscaldamento globale, tema importantissimo, ma in cui non mi considero certo un esperto.

Vorrei invece concentrarmi sul tema della sostenibilità economica e affrontare, in particolare, la seguente domanda: esistono delle fonti di vulnerabilità nel processo di crescita dell’economia mondiale che ha cratterizzato gli ultimi decenni tali da rendere questo processo economicamen­te non sostenibile? O, in altri termini: riuscirà’ l’economia mondiale a continuare a crescere senza generare tensioni tali da portare a nuove crisi? Credo che diversi aspetti nel processo di crescita dell’economia mondiale negli ultimi decenni comportino un elevato rischio di insostenibilità. La crisi del 2008-09, che, come sapete, è stata la più grave dagli anni ’30, potrebbe quindi non esse­re un evento isolato ma potrebbe ripetersi con una certa frequenza, anche se non necessariamen­te in una forma così intensa.

Per capire l’origine del problema, occorre innanzitutto rivisitare le cause sottostanti la crisi econo­mica e finanziaria che ha colpito l’economia mondiale nel 2008 e nel 2009.

Al di là delle motivazioni immediate della crisi—i problemi nel sub-prime market americano, ossia dei prestiti concessi alla leggera per finanziare l’acquisto di case—esistono a mio giudizio due ragioni di fondo della crisi, ragioni in parte tra loro correlate.

La prima è la tendenza a una crescita più rapida del settore finanziario rispetto all’economia reale che è emersa negli ultimi decenni. Diversi studi illustrano questa crescita negli Stati Uniti. La quo­ta dei servizi finanziari nel Pil statunitense è cresciuta dal 2,8 percento nel 1950 al 4,2 per cento nel 1980 e all’8,3 per cento poco prima della crisi economica globale. Andamenti simili si sono registrati anche per altri indicatori della dimensione del settore finanziario, quali la quota delle retribuzioni degli occupati nel settore finanziario rispetto al totale.

Questa crescita del settore finanziario rispetto alla dimensione dell’economia è proble­matica da diversi punti di vista. Prima di tutto è stato notato, per esempio da studi condotti dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, che fino a un certo punto la crescita del settore finanziario viene accompagnata da una crescita dell’economia. Ma oltre una certa soglia –che viene iden­tificata da Stephen Cecchetti e Enisse Kharroubi in un lavoro del 2012 nel 100 per cento del Pil in termini di debito del settore privato e del 3,9 percento in termini di occupazione nel settore finanziario—una crescita del settore finanziario riduce la crescita della produttività complessiva dell’economia. In un lavoro successivo del 2015 gli stessi autori individuano diversi canali attraver­so cui una crescita eccessiva del settore finanziario danneggia la crescita della produttività. Uno di questi è la tendenza del settore finanziario a finanziare bolle speculative nel settore immobi­liare e, generalmente, a finanziare meno settori ad alta intensità di ricerca e sviluppo, per i quali è meno facile individuare attività che possano essere usate a garanzia dei prestiti. Un altro fattore è l’attrattività, in termini di remunerazione, del settore finanziario che sottrae i migliori cervelli ad altre attività economiche.

Oltre a questo possibile effetto sulla crescita della produttività, c’è anche un altro motivo per cui la crescita del settore finanziario può essere associata a crescenti vulnerabilità La cresci­ta del settore finanziario ne aumenta la complessità e rende difficile la supervisione del sistema finanziario stesso. Questa complessità, e le opache interrelazioni che si erano create tra diversi operatori finanziari, sono state un fattore fondamentale, se non nel causare, almeno nell’ingigan­tire la crisi del 2008-09, crisi partita dal un settore—quello del sub-prime market statunitense— che rispetto all’economia americana, e ancor piu’ mondiale, era piuttosto piccolo. Ma l’incertezza legata alla complessità delle interrelazioni finanziare minava la fiducia nel sistema finanziario nel suo complesso. E un sistema finanziario è necessariamente basato sulla fiducia.

La seconda tendenza di fondo sottostante la crisi del 2008-09, che è in certa misura la contro­parte della crescita del settore finanziario, è il crescente indebitamento delle famiglie in diversi paesi avanzati. Il caso emblematico è ancora una volta rappresentato dalle famiglie america­ne, anche se tendenze simili si sono manifestate in quasi tutti i paesi avanzati, per esempio nel Regno Unito. Un recente libro (House of Debt) di Atif Mian e Amir Sufir documenta come questa tendenza abbia contribuito alla crisi del 2008-09 e alla recessione che l’ha seguita. Il rapporto tra debito e reddito disponibile delle famiglie americane, pari a circa il 100 per cento negli anni ’60 e gli anni ’70 del secolo scorso, era salito al 150 per cento nel 2000 ed era balzato al 215 per cento nei sette anni successivi.

È fondamentale capire che questa tendenza all’indebitamento non è stata casuale, non è stata l’effetto di sviluppi passeggeri, di una esuberanza nel mercato finanziario che non si ripeterà. È invece dovuta in gran parte a un altro fenomeno più profondo, ossia la perdita di potere d’ac­quisto delle famiglie americane—e della maggior parte degli altri paesi avanzati—per effetto dei profondi cambiamenti nella distribuzione del reddito registrati a partire dall’inizio degli anni ‘80. Anche questi cambiamenti nella distribuzione del reddito sono ben documentati. Per esempio, la quota di reddito detenuta dall’uno per cento più ricco della popolazione statunitense che era del 9 per cento nel 1980, è ora intorno al 21 per cento. Da notare che questa quota è persino più ele­vata di quanto fosse all’inizio del secolo scorso. Nel 1910 la quota dell’uno per cento più ricco era di circa il 18 per cento. Nei settant’anni successivi il trend era stato verso una più equilibrata di­stribuzione del reddito. Dal 1980 il trend si è però invertito e, come ho detto, si è più che disfatto quello che si era ottenuto ne settant’anni precedenti il 1980. La controparte di questa tendenza è il graduale restringimento della classe media americana: la percentuale delle famiglie che sono comprese tra il 50 e il 150 per cento del reddito mediano è scesa dal 58 al 46 per cento nel corso degli ultimi quarant’anni.

Questo restringimento della classe media ha però avuto implicazioni importanti per la domanda di beni e servizi che l’economia può generare. Il motivo fondamentale è che, per quanto si sfor­zino, i ricchi non riescono a consumare più di tanto, per cui uno spostamento massiccio della distribuzione del reddito verso questi ultimi causa un indebolimento della domanda aggregata. La soluzione che è stata trovata a questo carenza di domanda aggregata è stata l’adozione di politiche monetarie sempre più espansive o, in altri termini, di tassi di interesse sempre più bassi. Nella scorsa decade, per ovviare a questo problema di carenza di domanda per consumi, la banca centrale americana ha abbassato progressivamente i propri tassi di interesse inducendo le famiglie americane a indebitarsi rapidamente. Il che per un po’ funziona.

Il problema è che questa crescita drogata, non accompagnata da un pari aumento dei redditi delle famiglie, è risultata alla fine insostenibile perché caratterizzata da una fragilità strutturale: l’eccessivo indebitamento delle famiglie americane. Certo, tassi di interesse più bassi comporta­no anche una maggiore capacità di sostenere il debito nel tempo. Ma se i tassi di interesse a un certo punto cominciano a salire, per esempio per evitare pressioni inflazionistiche, la fragilità del sistema si manifesta a pieno e improvvisamente. L’eccessivo indebitamento delle famiglie ameri­cane, e di altri paesi, è quindi un importante fattore dietro la crisi del 2008-09.

 

Prima di proseguire vorrei reiterare un punto. Ho spesso fatto riferimento, per comodità di esposizione all’economia americana, ma tendenze simili, in particolare in termini di cambiamenti nella distribuzione del reddito si sono osservati in tutti i G-7 (con l’eccezione della Francia), come segnalato dall’andamento dei coefficienti di Gini dagli anni ‘80.

 

Quindi, due fattori (la crescita del settore finanziario e la crescita dell’indebitamento delle fami­glie spiegata dai cambiamenti nella distribuzione del reddito) sono fondamentali nello spiegare la crisi del 2008-09. Se questa è la diagnosi, cosa possiamo concludere rispetto alla sostenibilità della crescita economica negli anni futuri? O, in altri termini, in che misura i problemi sottostanti la crisi del 2008-09 sono stati superati?

 

Cominciamo dal sistema finanziario. Dal 2009 diversi accordi a livello internazionale hanno por­tato a importanti cambiamenti nella regolamentazione dei mercati finanziari. Si è, in particolare, richiesto alle banche di rafforzare la propria capitalizzazione in modo da poter meglio assorbire eventuali perdite. Negli Stati Uniti il Dodd-Frank Act del 2010 ha rafforzato i poteri di supervi­sione sul sistema finanziario e la sua trasparenza. In Europa, la creazione di una unione bancaria, con la supervisione delle banche di maggiore dimensione assegnata al Single Supervisory Me­chanism, è stato un importante passo avanti, anche se alcune componenti dell’unione bancaria (in particolare un’assicurazione sui depositi a livello europeo) non sono ancora state introdotte.

Ma restano ancora diversi problemi. I principali sono tre.

 

Il primo, di cui si è ben consapevoli nel dibattito europeo, è la difficoltà di trovare una facile solu­zione al dilemma tra salvare chi ha prestato soldi alle banche, evitando problemi di contagio, ed evitare di premiare comportamenti irresponsabili (quelli di chi presta alle banche senza pensare ai rischi che questo comporta perché tanto se ci sono perdite ci pensa lo stato a coprirle). È il dilemma tra il bail out e il bail in, tanto dibattuto anche in Italia.

Il secondo problema è quello della crescente importanza in diversi paesi del cosiddetto “shadow banking”, cioè di intermediari finanziari che riescono a evitare la più stretta regolamentazione esistente per gli altri intermediari finanziari. Il problema è ben noto. Quando si stringe la regola­mentazione, il sistema finanziario tende a espandersi in forme non regolate. Al momento, nono­stante le discussioni, una parte non irrilevante del sistema finanziario, lo shadow banking appun­to agisce senza un’adeguata supervisione.

Terzo problema: il sistema finanziario, soprattutto quello americano, resta dominato da alcuni grandi gruppi finanziari, anzi, rispetto a dieci anni fa, è diventato ancora più concentrato. Questo crea il problema del “too big to fail”, ossia l’esistenza di istituzioni finanziarie che sono troppo grandi perché le si possa far fallire in caso di problemi, il che crea una propensione eccessiva al rischio da parte di queste istituzioni. Oltre a ciò cresce la concentrazione del potere finanziario. Il dibattito presidenziale negli Stati Uniti è stato caratterizzato quest’anno da un rinnovato interes­se su questo problema, grazie a Bernie Sanders.

Per riassumere, credo si possa concordare con il punto di vista espresso di recente da Neel Ka­shkai, il presidente di una delle componenti del Federal Reserve System, la banca centrale ame­ricana (Kashkai è presidente della Minneapolis Fed) e cioè che “Occorre dire la verità al popola americano sui rischi che ancora fronteggiamo” rispetto al sistema finanziario.

 

Per quanto riguarda la distribuzione del reddito, non ci sono segnali di un cambiamento di tendenza. È da notare che a una maggiore disuguaglianza all’interno dei singoli paesi—sia quelli avanzati che quelli emergenti—ha corrisposto una minore disuguaglianza tra paesi dovuta al fat­to che il reddito medio pro capite in molti paesi emergenti—come la Cina e l’India—è aumentato molto più rapidamente del reddito medio dei paesi avanzati. Questo per ora non ha però ade­guatamente sostenuto la domanda aggregata mondiale perché in alcuni di questi paesi, in parti­colare in Cina (anche per l’assenza di un adeguato livello di protezione sociale fornita dal settore pubblico) la propensione al consumo delle famiglie è rimasta piuttosto bassa.

La mia conclusione è quindi che i problemi di fondo dell’economia mondiale che hanno portato alla crisi del 2008-09 sono ancora in gran parte presenti e potrebbero portare a nuovi episodi di instabilità, magari non nell’immediato, ma nel corso degli anni.

 

Cosa si può fare allora per rendere più sostenibile la crescita economica?

 

Riguardo la riforma del sistema finanziario, credo occorra affrontare con maggiore energia il pro­blema della sua crescita rispetto alla dimensione del resto dell’economia e dell’eccessiva propen­sione al rischio degli operatori finanziari. Il sistema finanziario svolge un ruolo importante nell’e­conomia mondiale ma può essere assimilato a certe industrie che, pur essendo utili, possono causare quelli che potremmo chiamare “danni ambientali”. Un’eccessiva propensione al rischio, soprattutto in un settore che è grande rispetto al resto dell’economia, può causare danni molto gravi al sistema economico, come abbiamo sperimentato nel 2008-09. Gli economisti chiamano questi danni “esternalità” e ci sono fondamentalmente due approcci di politica economica per affrontare queste esternalità.

La prima è la regolamentazione, la seconda è la tassazione.

Non si tratta di strumenti necessariamente alternativi: possono essere combinati. Quello che occorre fare nel caso del sistema finanziario è ridurre ulteriormente i rischi attraverso la regolamentazio­ne, a partire dagli Stati Uniti, soprattutto per affrontare il problema del “too big too fail” e della eccessiva concentrazione di potere finanziario. Ma, a mio giudizio, credo sia anche necessaria una maggiore tassazione del settore finanziario nei principali paesi del mondo.

Il sistema finanziario è sotto tassato. Basti pensare che mentre esistono tasse sul valore aggiunto dei vari settori produttivi (in Italia abbiano l’IVA), i servizi finanziari non sono soggetti a queste tasse. Negli ultimi anni si è molto parlato di tassazione delle transazioni finanziarie anche con lo scopo specifico di ridurre le operazioni a rischio più elevato (si parla talvolta di Tobin tax). Non sono un sostenitore particolare di questa specifica forma di tassazione finanziaria, ma credo che qualcosa debba essere fatto. In proposito, il dipartimento di finanza pubblica del Fondo Moneta­rio Internazionale che ho diretto dal 2008 al 2013 aveva proposta l’introduzione di una Financial Activity Tax, essenzialmente una tassa sulla somma di profitti e stipendi (per lo meno al di sopra di una certa soglia) da applicare al sistema finanziario.

Naturalmente, tasse di questo tipo, vista la mobilità dei capitali, funzionano meglio se coordinate tra diversi paesi. Ma su questo tornerò fra poco.

 

Passiamo al secondo problema strutturale che considero problematico per la stabilità della cre­scita: l’incredibile spostamento della distribuzione del reddito nel corso degli ultimi tre decenni, spostamento che si è intensificato negli ultimi quindici anni in diversi paesi, e che ha causato un aumento nell’indebitamento delle famiglie. Correggere questa tendenza con strumenti di politica economica non è per niente facile. Occorre prima di tutto chiedersi a cosa siano dovuti questi cambiamenti nella distribuzione del reddito. Anche se varie cause possono aver operato—tra cui diversi mutamenti tecnologici—credo che un motivo fondamentale dello spostamento della distribuzione del reddito a favore delle classi più ricche sia dovuto al processo di globalizzazione. Questo processo ha aperto all’economia mondiale paesi ricchi di lavoro e poveri di capitale. Con­seguentemente il rapporto tra lavoro e capitale dell’economia globalizzata è aumentato e non ci si deve stupire se la quota del lavoro nella distribuzione del reddito si sia ridotta progressivamen­te nei paesi avanzati: questa quota è scesa da circa il 70 percento nella media semplice dei G-7 nel 1980 al 60 percento attuale. Oltre a ciò, la disponibilità di una maggiore quantità di lavoro non specializzato a livello mondiale ha causato una dispersione molto più forte anche nei redditi di lavoro. È utile in proposito ricordare la famosa regola morale di Adriano Olivetti secondo cui: “Nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l’ammontare del salario minino.” Basta guardare le attuali remunerazioni degli amministratori delegati per ca­pire come questo regola non sia più applicata.

 

Se i cambiamenti nella distribuzione del reddito sono stati effettivamente determinati dalla globalizzazione, allora risulterà molto più difficile correggerli, a meno di voler porre freno, o addirittura, invertire il processo di globalizzazione. Che ci possa essere una tendenza in questa direzione è reso evidente dal dibattito presidenziale americano con Trump e Sanders—ai due poli opposti dello spettro politico—entrambi molto critici della liberalizzazione del commercio inter­nazionale.

Credo che, pragmaticamente, sia difficile pensare che ci possa essere un’inversione del processo di globalizzazione (a tutti piace comprare elettrodomestici prodotti a basso prezzo dalla Cina, no?). Il che, però, renderà più difficile correggere gli squilibri nella distribuzione del reddito. Natu­ralmente ci si può provare attraverso la tassazione. Il problema qui è l’elevata mobilità non solo del capitale, ma probabilmente anche dei redditi da lavoro più elevati. Quanto più elevata è la mobilità di un fattore produttivo, quanto più difficile è tassarlo. Il che rende difficili gli interven­ti volti alla correzione della distribuzione del reddito se introdotti a livello di singolo stato. E, in effetti, una conseguenza della globalizzazione è proprio l’aumento della mobilità del capitale e la conseguente guerra al ribasso nella tassazione del capitale nei paesi nel mondo.

 

L’unica soluzione è puntare a una maggiore cooperazione a livello internazionale tra le varie giurisdizioni fiscali. Ci sono segni di questa maggiore cooperazione per quanto riguarda la lotta all’evasone e all’elusione fiscale. L’OCSE ha coordinato l’azione dei principali paese in quest’area, ultimamente attraverso la cosiddetta iniziativa BEPS—cioè contro la Base Erosion and Profit Shi­fting, l’erosione delle basi imponibili e lo spostamento dei profitti verso giurisdizioni a tassazione più bassa. Ma si tratta di un terreno ancora in gran parte inesplorato. Si è ancora più indietro nei tentativi di coordinamento delle politiche di tassazione, cioè nel coordinamento delle aliquote di tassazione e delle basi imponibili: anzi, non c’è nessun coordinamento, c’è piuttosto una compe­tizione al ribasso delle aliquote di tassazione sui redditi da capitale, Ma nonostante le difficoltà credo sia necessario continuare su questa strada per cercare di correggere in parte le variazioni che abbiamo osservato nella distribuzione del reddito negli ultimi decenni, variazioni, che, come ho detto, hanno conseguenze significative per la stabilità della crescita di lungo periodo.

Vorrei concludere ricordando un’altra cosa che lo stato può fare per favorire una distribuzione del reddito più equa, in aggiunta ad un’appropriata tassazione. Ho notato che una buona parte dei cambiamenti nella distribuzione del reddito riguardano l’ampliamento dei differenziali nelle retribuzioni del fattore lavoro. Dal punto di vista dell’equità sociale diventa quindi ancora più im­portante che in passato assicurare che esista un’elevata mobilità economica verso l’alto per chi si impegna, indipendentemente dal punto di partenza. L’Italia non eccelle da questo punto di vista: le statistiche dimostrano che le rendite di posizione—il mantenimento dello stato sociale acqui­sito dai genitori—è molto più elevato in Italia che in Francia o in Spagna. Una maggiore mobilità può però essere facilitata dalla fornitura di servizi educativi di elevata qualità a tutti i giovani che sono disposti ad impegnarsi. La disponibilità di una pubblica istruzione a livello scolare ed universitario di elevata qualità resta quindi fondamentale, anzi è ancora più importante che in passato.

Mi sembra appropriato concludere questa mia presentazione oggi, qui a Siena, in quella che è stata e ancora rimane la mia università, ricordando appunto la centralità del nostro sistema edu­cativo per il futuro della nostra economia e della nostra società.

Questa centralità va mantenuta e alimentata. La conoscenza è l’elemento chiave nella competizione in società avanzate e deve essere accessibile a tutti. In ultima analisi, però, starà a voi sfruttare nella vostra vita professionale gli strumenti che vi sono stati forniti nel vostro percorso educativo, evitando facili scorciatoie e ricordando sempre che, alla lunga, è l’impegno che viene premiato.

Grazie e congratulazioni a tutti voi per gli studi che avete completato.

 

Carlo Cottarelli

Direttore esecutivo

Fondo Monetario Internazionale

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Alumni Day – focus Mentoring USiena Alumni | 13 Ottobre

Alumny Day

Focus| Mentoring USiena Alumni | Rettorato 13 ottobre 2021 h 16.45

in presenza a numero chiuso e su Facebook e Youtube sui canali USiena Alumni e Università di Siena.

iscrizioni su Eventbrite dal 29 settembre

Il tema portante sarà il programma di Mentoring USiena Alumni, l’incontro sarà informale ed interattivo.

L’obiettivo della giornata è l’incontro con il network Usiena Alumni che si svolge come ormai di consueto durante la settimana del Career Day dell’Università di Siena.

Alumni Senior e Mentor modereranno l’incontro con studenti e studentesse e laureate e laureati UniSi e Mentee, per migliorare la conoscenza del programma del quale USiena Alumni è antesignana fra le associazioni alumni degli Atenei italiani.

Programma:

Ore 16.15 Registrazione partecipanti (ingresso Cortile del Rettorato muniti di GreenPass e Mascherina)

Ore 16.30 Plenaria in Aula Magna
Analizziamo insieme agli alumni il processo di mentoring. Le esperienze dei nostri alumni a confronto.

Gli alumni ci racconteranno le proprie esperienze di mentoring, affrontando tematiche sul cambiamento nel mondo del lavoro, curriculum e crescita professionale; facendo luce su come mettere a frutto la relazione tra mentor e mentee per ottenere il massimo rendimento. La discussione sarà informale ed interattiva.

Come si svolgerà?

L’iniziativa, a cura di Usiena Alumni, il network di chi ha studiato a Siena, si svolgerà in presenzaa numero chiuso ed in streaming sui canali web e social UniSi e USiena Alumni.

Iscrizioni su Eventbrite dal 29 settembre.

Il PROGETTOIl mentoring permette di creare una relazione tra due persone (mentor e mentee) nella quale il mentor, grazie alla propria esperienza può aiutare, guidare, supportare il mentee nelle sue scelte professionali, orientando il futuro secondo attitudini e scelte personali. Il Mentoring USiena Alumni è attivo per tutti gli studenti e studentesse e laureati e laureate UniSi iscritti all’associazione USiena Alumni.

 

 

 

Il valore della diversità – Percorsi di inclusione 2021

Il valore della diversità – Percorsi di inclusione

Progetto culturale e formativo che si prefigge, attraverso l’approfondimento dei temi legati alla diversità ed inclusione, fondamentali per una società più sostenibile ed equa,  di creare consapevolezza e condividere best practice (buone prassi) da utilizzare in famiglia,  nelle organizzazioni, nello studio, al lavoro, e per favorire lo sviluppo del talento di ognuno di noi.

Il percorso consentirà di riflettere sugli stereotipi ed i pregiudizi, spesso inconsapevoli, nel linguaggio, acquisire maggiore consapevolezza di sè e fiducia, apprendere principi e strumenti di un linguaggio più inclusivo, comprendere l’influenza ed il ruolo nel cambiamento dei gruppi “dominanti”.

 

L’evento è organizzato da USiena Alumni, Santa Chiara Lab, Università di Siena con il coinvolgimento di Fondazione Monte dei Paschi.

Il percorso si rivolge a tutti coloro che vogliono approfondire le tematiche legate alle diversità, aumentare la consapevolezza del valore dell’unicità di ciascun individuo e apprendere tecniche e pratiche di inclusione nell’ambiente formativo, lavorativo, familiare e sociale.

Next generation EU – parità per la crescita | 12 febbraio h 18

DIALOGHI DIGITALI

Next generation EU | Parità per la Crescita | 12 febbraio 2021 h 18.00

su Facebook e Youtube sui canali USiena Alumni e Università di Siena.

iscrizioni aperte

Il tema portante sarà il Next Generation EU o Recovery Fund, un argomento attuale e molto importate per le future generazioni; una vera e propria sfida e un’opportunità per il futuro del nostro Paese.

L’evento sarà moderato da Virginia Masoni, responsabile relazioni esterne di Confindustria Toscana Sud, e vedrà la partecipazione di due ospiti di rilievo: Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiane e Alumno, e l’Onorevole Lia Quartapelle promotrice della petizione il “Il Giusto Mezzo”.

Al centro del dialogo digitale il funzionamento del Next Generation EU:la sua importanza, perché può ribaltare le sorti del nostro paese, rilanciando l’economia attraverso investimenti trainanti. Sarà approfondito il tema sulla Parità di genere ascoltando come si è mobilitato “Il Giustomezzo” per destinare parte delle risorse del recovery fund in progetti che abbattono le disuguaglianze di genere. Saranno affrontati molti interrogativi tra quali: Il Next Generation EU è in linea con gli obiettivi di Gender Equality? La Parità è un driver per gli investimenti? Potrebbe diventare un moltiplicatore per la crescita? Per quanto riguarda invece la parità di genere, come saranno allocate le risorse rispetto alle richieste fatte?

Il PROGETTO – Dialoghi Digitali nasce dalla necessità di rispondere alle tante domande che l’emergenza COVID-19 e i cambiamenti in atto, legati in particolare agli impatti sociali della pandemia e ai riflessi economici relativi, hanno generato tra studenti, Alumni e cittadini comuni. Verranno trattati argomenti e avvenimenti rispondenti ai valori promossi dall’Associazione e dall’Università di Siena, con un focus particolare sulla formazione e sul mondo del lavoro.

 

 

Edoardo Cherubini – USiena Alumni Awards 2020

Università di Siena
Scienze della Vita A.A. 2016-2017

Ha conseguito all’Università di Siena la laurea triennale in Scienze Biologiche e la laurea magistrale in Biologia molecolare e cellulare. Nel 2015 è stato referente e partecipante del “19° Corso di spettrometria di massa 2015”, uno dei più importanti corsi di spettrometria di massa in Italia. Nel 2016 è stato vincitore di una borsa di studio per giovani ricercatori che gli ha permesso di partecipare come autore al congresso “9th MS Pharmaday” (tenutosi presso gli edifici di Angelini – Acraf S.p.A. di Pomezia), conferitagli dalla Divisione di Spettrometria di Massa della Società Chimica Italiana; ha partecipato come autore al convegno “Massa 2016”, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Divisione di Spettrometria di Massa della Società Chimica Italiana; ha frequentato la Scuola di formazione di Spettrometria di massa “2nd MS Biopharma School” e ha proseguito la sua collaborazione con l’Università degli Studi di Siena ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Area della Ricerca di Pisa). Nello stesso anno è entrato nel gruppo di lavoro di VisMederi srl, dove ha svolto un dottorato di ricerca in Scienze della vita (presso l’Università degli Studi di Siena). Nel 2017 ha partecipato a “Bright. La notte dei ricercatori in Toscana” con la tematica dal titolo “Perché è utile vaccinarsi?”, ed è stato coautore di un articolo di ricerca pubblicato su una rivista scientifica internazionale, con l’Università degli Studi di Siena ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Area della Ricerca di Pisa). Nel 2019 inizia la sua battaglia contro le fake news, concentrandosi sulla promozione della prevenzione delle malattie infettive con la vaccinazione, attraverso la pubblicazione di articoli e immagini alla portata di tutti.

Nel 2020 diventa Dottore di ricerca con una tesi dal titolo “Immunogenicity evaluation of a novel quadrivalent influenza vaccine through microneutralization and single radial haemolysis assays”, sullo studio dei meccanismi patogenetici e fisiopatologici alla base di malattie acute e croniche, sotto la supervisione del Prof. Emanuele Montomoli. È Responsabile scientifico di Scienzintasca, una delle più importanti associazioni di divulgazione scientifica italiane; e socio ordinario del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze (CICAP), un’organizzazione scientifica ed educativa nata nel 1989 per iniziativa di Piero Angela. 

Dottore di ricerca, si è distinto nel campo della divulgazione scientifica, portando conoscenza e sapere su diverse tematiche fondamentali della biologia, di igiene e di immunologia ai “non addetti ai lavori”; utilizzando come piattaforma principale Facebook, grazie anche ad una pagina di divulgazione (“Scienzintasca”), di cui è associato e referente della Regione Toscana. Il suo costante e fondamentale lavoro è stato riconosciuto anche dal suo Comune di residenza (Manciano di Grosseto), con una targa volta a premiare il suo impegno. Inoltre, nel 2019 è stato anche giudice del premio nazionale di divulgazione scientifica Giancarlo Dosi; come lo sarà anche per il 2020.

La motivazione dei nostri alumni:

Per il suo impegno nel campo della divulgazione scientifica, portando sapere su diverse tematiche fondamentali della biologia, di igiene e di immunologia ai “non addetti ai lavori”.

Alessia de Filippo – USiena Alumni Awards 2020

Università di Siena

Economia dell’ambiente e dello sviluppo A.A. 2017-2018

Nata a Foggia (FG) nel 1993, dall’età di 21 anni è affetta da Sclerosi Multipla.

Ha conseguito la Laurea triennale in Economia delle Aziende Pubbliche e Sociali presso Università degli Studi di Salerno, la Laurea magistrale in Economia dell’ambiente e dello sviluppo presso Università di Siena nel 2019 e il Master di I livello in Economia, Management e Innovazione Sociale presso Università degli Studi di Roma Tor Vergata nel 2020.

Nel 2016 ha partecipato ad un’esperienza Erasmus+ “Social Entrepreneurship Training For Youth” con l’Universidad de Educatiòn a Distancia. Ha dimostrato interesse nella diversità di genere  seguendo i corsi  e- learning “Il counseling: relazione di aiuto”, “Diversity Management: come gestire il lavoro nella società Multiculturale”.

È stata Presidente dell’Associazione di promozione sociale ″Laecheln Sorridi Puoi″, un’associazione di promozione sociale, che nonostante la sua breve vita ha portato in piazza tante iniziative interessanti e coinvolgenti.

Nel 2018 e nel 2020  è stata nominata Role Model Resilienza dall’Agenzia Erasmus+ Indire e l’Unità EPALE Italia.

La nomination dei nostri alumni:

Per l’impegno sociale, il continuo inno alla vita e la notevole resilienza.

Francesco Bellucci – USiena Alumni Awards 2020

Università di Siena
Economia e Commercio A.A. 2017-2018

Classe 1996, di Poggibonsi (SI), ha conseguito la laurea triennale in Economia e Commercio all’Università di Siena con il massimo dei voti (110 e lode).

Dal 2018 frequenta il corso di Laurea Magistrale in Amministrazione, Finanza e Controllo all’Università Bocconi. Tra il 2018 ed il 2020 ha compiuto varie esperienze internazionali durante le quali ha maturato capacità di team working e di leadership.  Da sempre impegnato a diffondere la conoscenza acquisita, è fondatore di Passaporto Futuro e collaboratore per Starting Finance di articoli di carattere economico-finanziario in ambito di economia sostenibile.

Ha fondato Passaporto Futuro, un progetto fatto di giovani desiderosi di mettere a disposizione di tutti le proprie conoscenze.  Leder carismatico da sempre attivo nella lotta contro bufale, fake news e disinformazione dilagante. Francesco vuole diffondere la conoscenza attraverso questa iniziativa che coinvolge più di 70 studenti (di cui molti appartenenti all’Università di Siena). Passaporto Futuro, con oltre 15 discipline diverse trattate, pone al centro i giovani con l’obiettivo di lottare contro le fake news e dare una visione a tutto tondo della realtà facendo leva sulla spiccata multidisciplinarietà. Il progetto, inoltre, dimostra una crescita rilevante sia sui social che nella realtà. Dalle pagine Instagram, fino alla pagina web l’iniziativa si sviluppa con una vision ben definita: creare una cassetta degli attrezzi di conoscenze che permetta accedere al mondo del domani. 

 

La nomination dei nostri alumni:

Appassionato, curioso ed intraprendente! Ha creato un progetto per la conoscenza di tutti: Passaporto Futuro. piattaforma di divulgazione e conoscenza.

Francesco è una persona determinata a mettersi a disposizione degli altri per il benessere delle comunità che lo circondano. I progetti che ha avviato raccolgono questa sua volontà e si traducono in accrescimento culturale per migliaia di persone.

Simone Gardini – USiena Alumni Awards 2020

Università di Siena
Dottorato in Biochimica e Biologia Molecolare A.A. 2014-2015

Originario di Roma, CEO e Co-founder di GenomeUp, una startup innovativa che ha sviluppato una Intelligenza Artificiale a supporto di ospedali, laboratori e centri di ricerca, per trovare, in meno di 24 ore, la diagnosi e la terapia più accurate per i pazienti con malattie rare, tramite l’analisi del DNA.

Laureato all’Università degli Studi di Roma La Sapienza in Biology – Genetic and Molecular Biology e in Bioinformatics presso l’Università di Roma Tor Vergata.

Ha conseguito nel 2017 all’Università di Siena il Ph.D. in Biochemistry and Molecular Biology. 

È stato visiting Ph.D. Student presso il King’s College di Londra e l’EPFL di Losanna.

Per l’importante progetto portato avanti dalla sua Start-up “GenomeUp”, non finalizzata esclusivamente al mero profitto economico, ma capace di perseguire un fine di rilevante interesse per la collettività. 

La nomination degli alumni:

In particolare questo periodo di emergenza sanitaria Simone ci insegna come la lotta alle malattie e una loro celere diagnosi rappresenti una sfida da vincere per la nostra generazione sopra ogni personale interesse.

 

Stefano Costantino Anedda -USiena Alumni Awards 2020

Università di Siena
Management e Governance A.A. 2012-2013

Nato a Cagliari nel 1990, ha conseguito nel 2012 la laurea triennale in Economia e Gestione Aziendale presso l’Università di Cagliari (110/110) e nel 2014 la laurea magistrale in Management e Governance all’Università di Siena cum laude.

Nel 2014, poco prima di laurearsi, inizia la sua carriera professionale nella sede romana del network internazionale PwC, dove assume rapidamente ruoli di responsabilità diventando nel 2019 – ancora ventottenne – il più giovane Manager nel gruppo Operations Government and Healtcare.  In PwC, è attualmente Responsabile di progetti complessi di consulenza direzionale e organizzativa nel settore della Pubblica Amministrazione, dove guida, tra gli altri, importanti interventi di trasformazione tecnologica per l’evoluzione e la digitalizzazione di servizi pubblici. Ha in precedenza dimostrato un eccellente percorso accademico e scolastico: votazioni massime e nei tempi previsti in tutti i titoli conseguiti; conseguimento della laurea magistrale a 24 anni; vincitore di bandi selettivi per l’accesso ad attività formative e di studio, classificandosi nelle prime posizioni, quali la Summer school sullo scenario planning della Purdue University e un programma di scambio studentesco presso la Training Academy dell’European Movement. 

Impegnato fin dai tempi del liceo in esperienze di cittadinanza attiva per la cura di beni comuni, è stato promotore e responsabile in associazioni culturali locali nonché rappresentante d’istituto e presidente del comitato studentesco al liceo (tra le varie iniziative ha promosso e curato la revisione dei regolamenti d’istituto per favorire la partecipazione degli studenti al governo della scuola attraverso l’istituzionalizzazione del Comitato studentesco).

Dal 2010 al 2013 è stato Segretario cittadino di un partito politico, risultando al momento dell’elezione – allora diciannovenne – il più giovane responsabile di partito in Italia (tra le varie iniziative ha promosso e stimolato la cooperazione tra segreterie operanti in un’area interna della Sardegna).

Dal 2017 è un mentor di USiena Alumni.

La nomination degli alumni:


Per l’impegno l’impegno che ha dimostrato in ogni sua esperienza, i brillanti risultati e le numerose esperienze di cittadinanza attiva per la cura di beni comuni.

Tommaso Fabbri – USiena Alumni Awards 2020

Università di Siena
Farmaci A.A. 200-2001

Senese, classe 1973, Capo missione di Medici Senza Frontiere, insignito nel 2018 del premio Mangia, la più alta onorificenza cittadina senese. Si è laureato in Farmacia all’Università di Siena nell’A.A. 2000/2001. e specializzato alla School of Oriental and African Studies di Londra, conseguendo un Master in Economia Politica. 

Lavora dapprima come consulente per la Conf. Agricoltori e poi come manager di farmacia.  La sua esperienza con Medici Senza Frontiere (MSF) comincia nel 2005, quando MSF gli propone di partire per il Malawi come Farmacista umanitario, ruolo che ha ricoperto in altri paesi del Sahel e Africa sub sahariana. È stato poi coordinatore di emergenza e capo missione in molte emergenza, soprattutto in zone di conflitto in  Africa e Medioriente ma anche in America Latina. Recentemente stato responsabile di MSF per i migranti in Europa, prima in Grecia, poi in Italia da dove ha coordinato anche le attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale.

È docente e referente per il Master di I livello Conflict Management Humanitarian Action all’Università di Siena. Con MSF attualmente si occupa dell’emergenza COVID19 ed è membro del Consiglio Direttivo a Bruxelles.

La nomination degli alumni:

Per le sue attività di solidarietà internazionale in emergenza oltre che per il ruolo ricoperto nel salvataggio e nell’accoglienza di migranti e profughi

Daniela Fatarella – USiena Alumni Awards 2020

Università di Siena
Scienze della Comunicazione A.A. 1996-1997

Direttore generale di Save the Children Italia da gennaio 2020, precedentemente Deputy CEO e Head of Marketing Communications sempre di Save the Children Italia. 

Da oltre vent’anni opera nell’ambito della cooperazione internazionale, e ha avuto la possibilità di confrontarsi con realtà e progettualità  diverse e sfidanti in tutto il mondo. Ha lavorato come Direttore Marketing e Fundraising presso Greenpeace Italia e come Direttore Nazionale di CBM-Christian Blind Mission, dove ha curato lo start up italiano dell’organizzazione. Esperta di comunicazione sociale, marketing e gestione di organizzazioni non profit; consulente e formatore in collaborazione con strutture quali Il Sole 24 Ore e ASVI Social Change School. 

Ama profondamente il suo lavoro ed è convinta che sia necessario un impegno sia individuale che collettivo nella lotta alle diseguaglianze e nella creazione di opportunità di sviluppo e di integrazione per le persone in condizione di maggiore vulnerabilità. Le esperienze vissute nei contesti più deprivati hanno arricchito non solo il suo bagaglio culturale, ma soprattutto il suo spirito. Il suo motto è riassunto nella frase di Aristotele «Il totale è maggiore della somma delle sue parti»

Per i progetti che sta portando avanti come direttore generale di Save The Children Italia. 

La nomination degli alumni:

Per il suo impegno per la formazione e l’integrazione dei minori non accompagnati.